All’illustrissimo ed eccellentissimo signore,
il signor Giovan Francesco Bellezia, consigliero di Stato
e di finanze, presidente del ducato di Monferrato
e secondo dell’eccellentissimo Senato di Piemonte,
rettore della venerabilissima Compagnia di San Paolo.
Don Emanuele Tesauro. Felicità.
L’evangelica facondia ne’ pergami, il teologico stile dell’e-
pistole, gli astrusi oracoli delle profezie, i chiari lampi del
sapere infuso e il raro stupore de’ sovraumani miracoli: tutte
veramente fur laudi a san Paolo sopra ogn’altro dovute. Ma
queste non furono pertanto da lui noverate intra’ suoi fasti, né
ostentate nel suo trionfo, come l’avere avuto confratelli imita-
tori delle sue opere. Però che, sì come niuna cosa maggior-
mente disiderò che di vedere in altrui l’imagine delle sue virtù
e da quella simiglianza nacque la fratellanza, com’egli dichiarò
in quelle parole: – Imitate vi priego le mie opere, o miei con-
fratelli, e osservate coloro che meglio si conformano alla mia
idea
1
–;
così di niun’altra cosa godeva, di niuna si gloriava, se
non di veder que’ vivi simolacri di se medesimo; di que’ soli
facea pompa, in quegli si specchiava e si applaudeva, tenera-
83
5
10
15
20
2.
Giovan Francesco Bellezia
: (
Torino, 1602-1672), si distinse per capacità e abne-
gazione in qualità di sovrintendente alla sanità e poi di sindaco, durante la peste
del 1630. Per molti anni, tra il 1632 e il 1657, chiavaro della città (1632, 1635,
1641, 1646, 1655, 1657).
Dal 1635 fu consigliere, senatore e avvocato patrimonia-
le della Camera dei conti. Filofrancese, durante la guerra civile aderì al partito
madamista e partecipò ai negoziati di Münster. Sotto Carlo Emanuele II assunse
cariche sempre più importanti, fino alla nomina nel 1660 di primo presidente del
Senato di Piemonte (cfr. la voce di V. C
ASTRONOVO
in DBI, VII, pp. 643-647).
Attestato nella Compagnia dal 1631 al 1671, fu più volte rettore (1632, 1636,
1640, 1657).
1
Imitatores mei estote fratres et observate eos qui ita ambulant sicut
videtis formam nostram. Ad Philippens., 3.
V
ULG
.,
Phil.
, 3, 17.