ventus fideles convenire solerent a Domus orationis», in quan-
to «a Domino dictum est:
Domus mea domus orationis voca-
bitur» potrebbero aver fornito lo spunto, poi rielaborato con il
ricorso diretto ai testi biblici, per l’ampia introduzione
all’«Opera settima» sul valore del tempio nell’Antico e nel
Nuovo Testamento. In taluni brani si riscontra una concordan-
za stretta:
Egli è certa cosa che Luciano, autor greco e contemporaneo di san Paolo,
odiator bensì, ma curioso osservator delle cose de’ cristiani, descrive le
chiese loro splendidamente fabricate, con indorato fastigio e porte di
bronzo lavorato; e dagli antiqui cristiani della Grecia le chiese loro fur
chiamate basiliche, cioè, come interpreta Isidoro, fabricate con magnifi-
cenza regale al re del cielo.
dum apud Lucianum (qui Apostolorum temporibus, ac etiam Traiani
imperatoris vixisse ex suis scriptis cognoscitur) describitur domus aurato
fastigio et aereis liminibus insignis, in quam conventus Christianorum
ageretur.
Basilicae quoque saepius ea loca sunt dicta; sive quod (ut alii existimave-
runt) cum Basilicae olim vocarentur Regum habitacula, sic etiam dici
meruerint loca in quibus Rex Regum colitur
45
.
Le fonti indicate nelle due opere sono le medesime: lo pseudo-
lucianesco
Philopatris
;
il libro 15 degli
Originum sive etymolo-
giorum libri
di Isidoro di Siviglia; il cap. 2 del libro 2 dei
De
ecclesiasticis officiis
di Amalario di Metz.
In altri casi Tesauro riunisce notizie sparse in più punti
degli
Annales
,
servendosi probabilmente dell’indice delle
cose notabili. Un esempio è dato dall’ampio
excursus
su
Maria premesso all’«Opera terza», che, partendo dal Conci-
lio di Efeso, cerca conferma del culto mariano in san Pier
Damiani e nel Concilio di Clermont, e ripropone il racconto
dell’assunzione citando Giovanni Damasceno, Simeone
52
45
I due brani si trovano rispettivamente nel n. 31 e n. 38 dell’a. 57.