premessa alla Casa del soccorso, nell’«Opera quinta»:
Quinci l’apostolo san Paolo, poi di aver dato a que’ di Corinto molti
salutevoli consigli circa l’onestà delle vergini, assolutamente ordinò
ch’elle andassero coperte con un velo, traendone argomento dall’istessa
natura, la qual, sollecita dell’onestà di quel fragil sesso, gli dié i capegli
per velo, acciò che non ostentassero quelle merci che facilmente rapisco-
no i rapitori. Il quale apostolico precetto diede a Tertulliano il nobile
argomento del libro suo circa il velar le vergini, chiamando il velo la loro
propria insegna, acciò che quanto più ammirate, tanto più cautamente
fuggano gli ammiratori. Anzi, quantunque velate e coperte, ancor nel
tempio (come afferma santo Ambrogio) stavansi però divise dalle altre
donne con un chiuso di tavolati, nella guisa che i fior più nobili e pelle-
grini si sogliono circuire di alte siepi. Né questo solamente; ma per sicu-
rezza maggiore di un tesoro malsicuro, san Paolo e gli altri apostoli
(
come attestano i santi Clemente Romano e Ignazio Antiocheno lor coe-
tanei) furono i primi erettori de’ colleggi e de’ chiusi ridotti, per sicuro
asilo della insidiata onestà delle vergini.
Le fonti indicate in chiosa da Tesauro, il
De virginibus velandis
di Tertulliano, l’
Adversus haereses
di Epifanio, le
Epistolae
di
Ignazio Antiocheno, lo pseudo-ambrosiano
De lapsu virginis
consecratae
,
corrispondono esattamente anche nei
loci
alle cita-
zioni di De Sponde nell’anno 57, nei paragrafi 18 e 37, in cui si
legge:
Quantum vero Corinthii doctrina Pauli profecerint, satis possumus intel-
ligere ex eo quod Tertullianus ait, ipsos virgines suas ex doctrina aposto-
lorum velare solitos. Erat enim, ut idem afferit, velum virginitatis insigne
[…].
Immo et ipsorum iam Apostolorum temporibus, sanctarum Virgi-
num ac Viduarum collegia, qua nos Monasteria dicimus, ubique esse coe-
pisse, auctores eiusdem saeculi SS. Ignatius Antiochenus et Clemens
Romanus testes sunt locupletes.
Ambrosius meminit de loco in ecclesia tabulis separato, ubi virgines a
caeteris foeminis separatae orarent.
L’anno 57 dedica nove paragrafi agli edifici sacri, dal 30 al
38.
Le considerazioni sui diversi nomi designanti le chiese, da
«
ecclesiae», cioè «loca ipsa in quae ad sanctos celebrandos con-
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