ta». La soluzione offerta dalla Compagnia, in analogia ad altre
istituzioni dell’epoca, era la possibilità di accasarsi, grazie all’as-
segnazione di una dote. Per far fronte a situazioni di emergen-
za il padre Magnano, con l’aiuto dei confratelli e di una confra-
ternita femminile vicina all’ambiente paolino e gesuita, dedita
soprattutto alla cura dei malati poveri, la Compagnia delle umi-
liate, fondò la Casa del soccorso, dove venivano ospitate tem-
poraneamente fanciulle “in pericolo”. Pochi anni dopo la Com-
pagnia di San Paolo assunse la gestione della Casa, stabilendo
anche l’erogazione di una dote per la sistemazione delle ragaz-
ze dopo la permanenza nel Soccorso. Nel corso del tempo la
Casa si sarebbe trasformata in un istituto educativo.
L’interesse della Compagnia verso la formazione giovanile
emergeva, del resto, già nel Cinquecento in duplice direzione.
Da un lato, come abbiamo visto, la Compagnia favoriva l’ap-
prendimento delle “arti mecaniche” nell’Albergo di virtù, dal-
l’altro collaborava con i gesuiti all’educazione dei ceti dirigenti.
Dopo aver descritto l’impegno dei confratelli per l’apertura del
collegio gesuita a Torino, in cui alle «quattro scuole di lettere
umane» si affiancarono ben presto «le scuole superiori di loica,
fisica, metafisica, matematica, morale e l’una e l’altra teologia»,
Tesauro sottolinea il loro ruolo nella fondazione del Collegio
dei nobili convittori, sorto per accogliere i «giovani bennati»,
«
acciò che i cittadini non si effeminassero nelle delizie tra’ vezzi
de’ parenti, e i foresi non inselvatichissero nelle castella tra
gente agreste». Gli effetti positivi si rilevano negli anni succes-
sivi: con l’esercizio della dialettica i legisti sono «assai più capa-
ci della iurisprudenza», «dove ne’ tempi andati molti erano pro-
fessori ma non possessori della dottrina legale» e gli ecclesiasti-
ci «son più capaci di regger anime», «là dove in prima un
mediocre teologastro pareva già una rara fenice».
Ma veniamo ora ad un campo ove Tesauro esprime tutta
la sua competenza, quello delle arti figurative.
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