è sempre permeata di quel «riso soave», che Ezio Raimondi
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era tentato di identificare, e noi concordiamo con lui, in una
sorta di “humour”. Il tono della «piccola e frettolosa ma affet-
tuosa fatica» composta «in questa
sua
cadente età» è spesso
bonario e al contempo ironico. La lunga esperienza sembra
suggerire l’osservazione che «le publiche amministrazioni,
senza integrità e vero zelo, divengono publiche rapine e, comin-
ciando a comun benefizio, finiscono in benefizio privato». La
storia delle prime ospiti della Casa del soccorso, tre fanciulle
povere insidiate per la loro bellezza, è narrata con arguzia e
vivacità. L’atteggiamento dei vari personaggi è tratteggiato con
brevi ed efficaci pennellate, come l’«ignobile uomo, di repente
inricchito e salito in alto grado» che, mostrandosi caritatevole
verso Maddalena e la madre, «mirava però con occhio più pie-
toso» la figlia.
Tra i numerosissimi personaggi, noti o sconosciuti, citati
nell’
Istoria
,
emergono alcuni ritratti. Quasi machiettistica è la
caratterizzazione del burbero e scontroso, ma generoso Alera-
mo, che pareva porgere «a’ padri quel caritativo sussidio, come
i fanciulli porgono il pane all’elefante». Dalla prima alla settima
«
Opera» costante è la presenza di padre Leonardo Magnano,
infaticabile promotore di tante iniziative della Compagnia.
Accanto alla serietà dell’elogio funebre tradotto dalle
Annuae
,
l’aneddoto della battuta scherzosa rivolta dal Magnano al duca
per ottenerne l’aiuto finanziario, così come la “tattica” di prepa-
rare prima singolarmente gli animi dei confratelli per poi con-
vincerli con un discorso collettivo ad istituire l’Ufficio pio, ce ne
offrono un ritratto più vivo ed umano. Tesauro mette spesso in
luce, accanto all’integrità morale, le doti pratiche e le capacità
organizzative di molti confratelli, attinte dalla loro esperienza
professionale. Il mercante milanese Giacomo Filippo Polliago
40
32
E. R
AIMONDI
,
Ingegno e metafora nella poetica del Tesauro
,
in
Lettera-
tura barocca
,
Firenze, Olschki, 1961, p. 25.