direttamente dalla Compagnia («Opera quarta» e «quinta»), il
Soccorso dei poveri vergognosi, il Monte di pietà, la Casa del
soccorso delle vergini, l’Officio pio, seguite da un capitolo su
voti e preghiere («Opera sesta») e da un capitolo sugli edifici
sacri («Opera settima»), e istituzioni che, promosse dalla Com-
pagnia, diverranno indipendenti sotto la protezione ducale,
l’Albergo di virtù, l’Ospedale di carità, il Collegio dei convitto-
ri, il Monte della fede («Opera ottava»). Si passa quindi dalla
gestione di attività già molto importanti per la comunità, come
il Monte di pietà, alla promozione di iniziative di vasto interes-
se sociale come l’Albergo e l’Ospedale, fino all’amministrazio-
ne del Monte della fede. I capitoli intermedi non si discostano,
come potrebbe sembrare a tutta prima, da questo schema;
infatti le devozioni hanno anch’esse carattere pubblico e gli edi-
fici sacri sono considerati principalmente dal punto di vista arti-
stico. Un cammino in evoluzione dunque, come sostiene Ricu-
perati
29
,
da piccola confraternita per la preghiera a potente
società che si occupa dell’assistenza a livello cittadino e statale
fino ad arrivare alla gestione del debito pubblico.
Se dall’analisi del testo emerge una precisa struttura reto-
rica e se il linguaggio dell’autore del
Cannocchiale aristotelico
non può non essere anche in questa opera ricco di metafore e di
altre figure retoriche, sebbene più sobrio che altrove, nella
dedica al Bellezia Tesauro dichiara che «non è dell’arte l’intes-
ser panegirici nell’istoria, né d’altro suggetto homm’io proposto
che la simplice relazione delle opere della Compagnia, le quali
sole lodano gli operatori». Non si tratta evidentemente di una
affermazione da prendere alla lettera quanto ad assoluta ogget-
tività e neutralità dei contenuti, legati all’istanza celebrativa.
Tuttavia essa è indicativa di una ben precisa scelta stilistica. Il
passaggio dell’autore dal «teatro della metafora» del
Cannoc-
38
29
R
ICUPERATI
,
Le avventure
cit., p. 27.