vare conferma alle proprie tesi stimolava, tuttavia, la ricerca di
nuove fonti e affinava la critica testuale e la filologia; il rinno-
vamento religioso e culturale in generale dava nuovo impulso
agli studi storici. Ma il progressivo irrigidirsi di cattolici e rifor-
mati sulle rispettive posizioni affievolì sempre più il dibattito.
All’interno del campo cattolico nuove discussioni vennero ad
alimentare la storia ecclesiastica. Gli ordini religiosi di recente
formazione, come teatini, cappuccini, barnabiti, gesuiti, orato-
riani, ma anche ordini di più antica origine, entrando, per così
dire, in concorrenza tra loro, affidavano ai loro storiografi il
compito di esaltare i meriti e i santi di ciascuno; analogamente
si compilarono le storie delle chiese nazionali.
L’
Istoria
pare inserirsi, ma soltanto in parte, in questo con-
testo. Nel capitolo introduttivo Tesauro passa in rassegna la
«
monstruosa moltitudine degli eresiarchi», e descrive la diffu-
sione della riforma in Germania, Slesia, Svizzera, Boemia,
Gran Bretagna, e le lotte religiose in Francia, restringendo via
via il campo fino a giungere a Torino, «propugnacolo – minac-
ciato – della catolica fede», dove al rientro di Emanuele Fili-
berto nasce la Compagnia della cattolica fede sotto l’invocazio-
ne di san Paolo. L’analisi della riforma compiuta da Tesauro
corrisponde pienamente alla versione cattolica ormai definiti-
vamente irrigidita in un atteggiamento di assoluta condanna,
che sul piano formale si traduce nella connotazione demoniz-
zante dei riformatori, nel loro
rabaissement
al livello animale e
nella descrizione dell’eresia come momento patologico. Calvi-
no è «il più diabolico e monstruoso parto di tutti gli antipassa-
ti»; agli Ussiti, ossia Valdesi, la pace «avea rintuzzato il veleno
come il verno alle serpi», «gli esecutori del regio decreto della
medesima lepra erano ammorbati», «la eresia fra corto spazio
di tempo contaminò gran parte del mondo cristiano, peggio-
rando di giorno in giorno e serpendo di provincia in provincia»;
Farel è definito, con particolare forza espressiva, per l’ossimoro
unito all’allitterazione, «sacerdote sacrilego e predicator per-
verso». La simbologia, tipica della storiografia controversistica,
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