che il principe suol mantenere in riguardo del gran magistero
di quella ospitaliera milizia, unita al gran magistero di San
Maurizio
422
.
Ma quanto al luogo giudicò più spedito il valersi
per provigione del lazareto, che di lungo tempo era stato diriz-
zato da’ cittadini poco fuori dalla città oltre la Dora. Appre-
stata dunque ogni cosa necessaria, al secondo di aprile del-
l’anno 1628
423
alla quarta dominica di quaresima fece il duca
publicare un editto a suon di tromba che tutti’ mendichi doves-
sero adunarsi davanti al duomo; il che, quantunque di mala
voglia, tutti fecero. Spettacolo veramente misto di pietà e di
sdegno, vedendosi una turba di laceri Bianti, cotti dal freddo,
pallidi come morti a ghiado, sentire increscimento di spoverirsi,
per gola di mendicare. Predicava allora alla corte quel gran
Demostene vangelico Luigi Albrici e correva apunto il Vangelo
della providenza di Cristo nel curar le inferme e satollar le
fameliche turbe
424
;
sopra la qual tema, come ben cadente,
289
500
505
510
422
Bulla unionis Greg. XIII, 13 Novemb. anni 1572.
D
UBOIN
,
I, p. 275.
423
2
aprile 1628.
424
Ioann., c. 6.
V
ULG
.,
Ioh.
, 6, 1-15.
506.
editto
:
secondo l’editto di fondazione dell’Ospedale, datato 10 marzo 1627, la
cerimonia avrebbe dovuto aver luogo due giorni dopo, il 12 marzo 1627 (B
OREL
-
LI
,
p. 232 sgg.). Si ignora se tale data sia stata procrastinata al 2 aprile 1628. Cfr.
B
ERNARDI
,
Il Regio Ospizio…
cit., p. 28 sgg.; G. S
ERRATRICE
,
L’Ospedale di
Carità di Torino dalle origini a Vittorio Amedeo I,
tesi di laurea, relatore U.
L
EVRA
,
Università di Torino, 1984-85, I, pp. 169 sgg.
509.
Bianti
:
a Biante di Priene (VI sec. a. C.), annoverato tra i sette savi, si attri-
buiva il detto: «omnia mea mecum porto», pronunciato mentre fuggiva dalla
patria conquistata dal nemico.
510.
morti a ghiado
:
uccisi con arma bianca.
512.
Luigi Albrici
:
il suo stile oratorio fu oggetto del tesauriano
Giudicio, discor-
so accademico sopra il talento di due famosi predicatori, l’Albrici e l’Orimbelli,
stampato la prima volta nei
Panegirici sacri…,
Torino, Eredi di G. D. Tarino,
1633
e pubblicato in E. R
AIMONDI
(
a cura di),
Trattatisti e narratori del Seicento,
Milano-Napoli, Ricciardi, 1960, pp. 9-18.