mieri compagni della Carità di smorbare interamente questa
Augusta da tutta la feccia de’ mendichi, congiugnendo in quel-
l’istesso albergo l’esercizio delle arti e l’ospital degli infermi.
Intento apunto degno de’ confratelli di San Paolo, il quale apo-
stolo congiunse queste due opere come inseparabili dalla cri-
stiana republica, l’officina e l’infermeria. Però che, in quel suo
patetico e ultimo ragionamento che trasse le lagrime dagli
occhi e ’l cuor da’ petti a’ confratelli efesini, lasciò loro nella
dipartita quest’ultimo ricordo: – Voi ben sapete ch’io non ho
ricerco né argento né oro né vestimenta da nessuno, però che
queste mie mani a me e a’ mie’ compagni han somministrato
quanto ci bisognava; e tutto ciò per insegnarvi doversi procu-
rare ad un tempo che i sani travaglino e gli ’nfermi sian rice-
vuti
415
–.
Quinci il gran Costantino, come fu il primo de’ cristiani
cesari a far constituzioni per togliere dalla republica cristiana
l’abuso de’ poveri mendichi
416
,
ancor fu il primo a stabilir gli spe-
dali ad instanza de’ vescovi, per ricovero de’ poverelli che per
età o per infermità non potean faticare, come si vede negli editti
sopra ciò promulgati
417
.
Anzi l’istesso imperador Giuliano, dalla
religione e dalla fede due volte apostata, fe’ vergogna a’ suoi
pontefici pagani dell’Asia, perché non imitavano i cristiani, che
fondavano spedali per gli poveri inutili e infermi
418
.
Con somme
286
435
440
445
450
455
415
Act. Apost., 20. Argentum et aurum aut vestem nullius concupivi.
Ipsi enim scitis quoniam ad ea quae mihi opus erant, et iis qui mecum
sunt, ministraverunt manus istae. Omnia ostendi vobis, quoniam sic
laborantes oportet suscipere infirmos.
V
ULG
.,
Act.
, 20, 33-35.
416
L. 1 et 2, de mendic. in C. Theod. et Iust.
Codex Theodosianus
, 14, 18, «
De mendicantibus non invalidis».
417
Toto tit. de epis. et cler.
Codex Theodosianus
, 16, 2, «
De episcopis, ecclesiis et clericis»
.
418
Iulian. Apost. apud Nicephorum Cal.
N
ICEFORO
C
ALLISTO
,
Ecclesiasticae historiae libri decem et octo…
,
Basel, J.
Oporinus e Herwagen, 1561, X, 22, «Epistola Juliani ad Pontificem Galatiae
Arsacium, ut Christianorum mores imitando consectetur», p. 491.