a’ paolini e a’ giesuiti. Al Baldessani adunque adossò Nicolino
il titolo di rettore e di letterato, contento di quello di viceret-
tore e di economo; e ambi si unirono al ben del publico. Però
che, sì come in quel Colleggio v’erano scolari studiosi di
buona intelligenza, e altri discoli di età robusta, e oltre a ciò il
maneggio dell’entrate richiedeva gran pratica e l’indirizzo alle
lettere una perfetta teorica, l’uno e l’altro messero in comune
gli lor diversi talenti; e di due unanimi persone composero una
sola, talché il giovane col concetto del suo sapere, e l’attem-
pato col timor del suo potere, supplivano l’uno all’altro; questi
attendeva a ben formar gli animi e quegli a ben proveder gli
alimenti; l’uno reggeva i costumi, l’altro correggeva i difetti;
l’un ordinava, l’altro eseguiva; l’un era l’occhio del Colleggio,
l’altro la mano. Con incredibile beneficio di tutto lo Stato feli-
cemente fiorì questo Colleggio, chiudendo in una sola casa
quasi tutta la nobiltà giovanile e le speranze del Piemonte,
essendo certo che di quel secolo ben radi suggetti pervennero
alle onorate segge de’ magistrati, né allo splendore delle caval-
leresche dignità nell’anfiteatro della corte, i quali usciti non
fossero da quella virtuosa palestra. Faticovvi Nicolin Bossio
per ispazio di venticinque e più anni, infino all’ultimo della sua
vita; la quale, assai tardi e con somma gloria quanto a sé, ma
con sommo dolore e troppo intempestivamente quanto al
publico, terminò al settimo di agosto dell’anno 1595, settante-
simo secondo della sua età veneranda
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.
Uomo veramente
memorabile; nato di non alto stato, ma di altissimo animo;
innocente, ma accorto; sommamente devoto, ma sommamente
attivo, onde nella Compagnia di San Paolo per ispazio di anni
trentadue sostenne (come dicemmo) i maggiori onori e le mag-
giori fatiche; e nel Colleggio de’ convittori, amato insieme e
temuto, esercitò un rigor mescolato di cordialissima carità;
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Anno 1595. Dal libro de’ ricevuti nella Comp., pag. 33.
Cfr. ch. 51.