limosine le feste principali della santa Vergine e altre devozioni
e opere sante furono fatte da’ confratelli; le quali, se non basta-
rono a trar la sferza di mano all’Onnipotente, bastarono per-
tanto a leggerirla, rimanendone immune la maggior parte dello
Stato, dove i rifuggiti furono illesi. Operarono insieme quelle
preghiere una magnanima risoluzione in molti confratelli, di
volere aspettar quella sferza dentro la città istessa per esercitar
l’opere estreme di carità verso la patria e’ poverelli; onde molti
di loro (sì come detto avemo) lasciando la vita per darla altrui,
convertirono in merito eterno una brieve tribolazione.
A questi passati esempli aggiugneremo il voto della mede-
sima Compagnia nella lunga e pericolosa infermità di madama
reale; la quale, incominciata al cominciar del febraio 1657
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(
mese così mortifero che dalle febri anzi che dalle februazioni
par nominato) era veramente infermità publica più che privata.
Però che chiunque vedea da una parte l’intrepidezza della
inferma reina e l’attenzione a tutti i negozii dello Stato nel lan-
guor delle febri, e dall’altra parte il publico abbattimento de’
cittadini, arebbe detto che il mal di lei fosse da tutti sentito, se
non da lei. Raddoppiavasi l’afflizion de’ popoli vedendo l’affli-
zion del suo signore; il qual, riconoscendo la publica salute
dalla provida amministrazione di sì gran madre, sì come egli
era assai più sollicito della vita di lei che della propria, così ren-
deva i popoli solliciti dell’una e dell’altra, e doppiamente
impauriti. Questi comuni pericoli commossero tutta la città a
ricorrere alla misericordia divina, nelle cui mani sole parea
riposta la speranza comune. Ordinossi pertanto una general
processione di tutto il clero dal pietosissimo suo pastore Giulio
Cesare Bergera, alla quale intervennero ancora i supremi
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295
300
305
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315
320
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2
febr. 1657.
308
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februazioni
:
nell’antica Roma febbraio, ultimo mese dell’anno, era dedicato
a riti di purificazione («februa»).