della sana; e mill’altri manifestissimi avvenimenti vedevansi, le
cui cagioni si rimanevano ascose negli alti abissi della miseri-
cordia divina. Ancor de’ confratelli di San Paolo molti speri-
mentarono grazie maravigliose, però che alla prima giunta chi
sentissi cambiare il cuor di pietra in cuor di carne, deponendo
gli odi abituali e implacabili; chi dalle prave inclinazioni si sentì
l’anima prosciolta e munda; altri che vennero gravati di dime-
stiche tribolazioni provarono nella mente una serenità miraco-
losa; e altri, sottoposti a varie indisposizioni de’ loro corpi, tro-
varono su quello altare la medicina universale a tutti’ mali.
Avendo adunque impiegati colà due giorni in perpetue devo-
zioni e preghiere, per sé, per la patria e per il principe, ricreati
da sempre nuovi e maravigliosi spettacoli, col medesimo
ordine di quindi si ritirarono assai più lieti che non erano iti e
sempre noverarono que’ duo giorni tra’ più felici della sua vita.
Tre soli anni da poi, incominciando ad avvicinarsi al Pie-
monte la pestilenza
314
,
che di qua e di là guaste avea molte pro-
vincie della Lombardia e della Francia, la Compagnia di San
Paolo fece altri voti
315
in comune e in privato, per divertir dalla
patria il celeste furore
316
.
Era rettore l’avvocato Alessandro
Perno, vicerettore il marchese Giacomo Aurelio Pallavicino,
primo consigliere il causidico Pietro Saltino, sotto la direzion
del medesimo padre Leonardo. Andarono tutti in corpo a due
a due, ma senza forma di processione, a visitare per nove giorni
con somma compunzione e silenzio gli altari della Sindone, di
Nostra Signora Consolata e degli tre santi protettori, vestendo
ciascun di loro uno o più poveri, che furono presso a cento.
Promessero inoltre di onorar per quattro anni con segnalate
246
270
275
280
285
290
314
Mem. pad. Magna., pag. 4.
Cfr. ch. 116.
315
17
settemb. 1598.
316
Lib. degli officiali.
Cfr. ch. 219.