me fuggita d’Italia ogni bell’arte. Ma benché quel lavorio sia di legname,
non invidia pertanto i marmi a Paro, facendo vedere come una vil mate-
ria possa divenire impreziabile.
Segue persino il nome di «sì gran maestri» di tale scultura, i
«
Taurini […] venuti di Alemagna», riconfermando, se ancora
ce ne fosse bisogno, il carattere artigianale e collettivo del
Barocco piemontese.
Chiude il libro l’«Opera ottava» rivendicata alla Compa-
gnia di San Paolo, la «Direzion di negozii temporali in servigio
di Dio e del prossimo», ovvero la fondazione di tre istituti,
rivolti l’uno alle classi alte («Colleggio de’ convittori») e gli
altri alle basse (l’«Albergo della carità», poi «delle virtù», e lo
«
Spedale» – o «Ospitale» – sempre «della carità»). La ragione
della prima istituzione allarga a dismisura la tradizionale sepa-
razione fra la
cour
e la
ville
,
se scopo del Collegio in Torino, «in
quest’augusta metropoli dello Stato», per dir esattamente ed
evitare la sovrapposizione nominale appena accennata, era
impedire che i nobili «cittadini […] si effeminassero nelle deli-
zie, tra’ vezzi de’ parenti, e i foresi […] inselvatichissero nelle
castella, tra gente agreste». La ragione delle altre era da trovar-
si nel tentativo storicamente ripetuto in tre occasioni ben circo-
stanziate (nel 1587 e nel 1628 ancora sotto Carlo Emanuele I,
nel 1650 durante la reggenza di madama reale) di affrontare il
problema del pauperismo, grave anche a Torino
19
:
vuoi trasfor-
mando i «vagabondi mendichi» in artigiani, superando le
immediate reazioni di rigetto nei loro confronti, vuoi ricove-
randoli in apposite strutture sanitarie, come diremmo oggi.
«
Non travaglia», quell’«oziosa turba», e quindi a rigore «non
merita il pane», si dice subito il nobile Tesauro, ma ciò non
24
19
Cfr. P. B
ALDELLI
C
ELOZZI
,
Gli ospizi negli stati italiani
,
e R. A
GO
,
Carità cristiana e alternative agli interventi di potere
,
in A. M
ONTICONE
(
a
cura di),
La storia dei poveri. Pauperismo e assistenza nell’età moderna
,
Roma, Edizioni Studium, 1985, pp. 83-95; 177-182.