condottola in una camera alta e ben parata, le disse: – Fi-
gliuola mia, tu ti se’ stancata assai; riposati alquanto insù que-
sto letto, mentre ch’io vado a cogliere delle frutte – e così
fece. Apena uscita la donna, ecco entrato nella camera un
cavaliero, che a prezzo grande avea compra la fede della
ribalda; il qual mentre si adopra nell’assicurar l’uscio della
camera e ben serrarlo, la sorpresa giovane, mandato un gran
grido, gittossi dal letto e salì sopra il balcone e invocando il
nome e l’aiuto di Maria Vergine, lanciossi abasso. Quivi pro-
digiosamente trovatasi illesa, ma tutta sbigottita, come
colomba scappata dagli artigli del girifalco, quanto più poté
rattamente rivolò alla città e fu dirittamente a ramaricarsi al
padre suo confessore, chiedendogli consiglio e aiuto, poiché
più non sapea di cui fidarsi. Il padre, comendato l’eroico
fatto, confortolla a starsi di buon cuore, però che tosto prove-
derebbe alla sicurezza di lei e di molt’altre. Quinci da questa
sceleratezza traendo un gran servigio di Dio, si accinse con
maggior animo a recare ad effetti il meditato disegno della
Casa del soccorso. Propostolo adunque a’ suoi superiori, con
licenza loro e con l’autorità dell’arcivescovo, pregò
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la sua
Compagnia di San Paolo a volere a questo fine pagar per
quattro anni la locazione di certa piccola casa, confidando che
intanto la Vergine Immaculata aiuterebbe con maggior for-
tuna le sue clienti. Parve questa alla molta pietà de’ confra-
telli assai piccola cosa da dover fare, ond’egli questo impe-
trato, applicò l’animo a proveder di limosine per la supellet-
tile della casa e ’l nutrimento delle fanciulle.
Il primo a concorrervi fu l’istesso arcivescovo Carlo Bro-
glia
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,
buono e santo vecchio che, piangendo di tenerezza e
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Anno 1589. Mem. p. Magnan., pag. 9.
Cfr. ch. 116.
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Nelle stesse memo., pag. 10.
Cfr. ch. 116.