niva che a quella Compagnia, la qual professava per instituto il
sostentamento della catolica fede.
L’occasion che sospinse quel zelantissimo padre a meditar
questa Opera del soccorso fu la moltitudine de’ casi enormi, i
quali (però ch’egli era tutto occupato nella salute delle anime)
tutto giorno gli venivano ad orecchie, essendo per que’ tempi
bellicosi tante le insidie de’ dissoluti, e così debili le difese, che
ogni bellezza congiunta con povertà parea già mezza espu-
gnata. Onde nascevano (com’egli stesso ha notato nelle sue
memorie
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)
i frequenti concubinati, gli scandalosi rapimenti e
la pravità de’ libertini. Ma un accidente assai più di verun altro
gli passò l’anima e a quel suo gran zelo diede l’ultima spinta. E
fu che una leggiadra fanciulla, di città eretica ma di parenti, tol-
tane l’eresia, molto onorevoli
259
,
divinamente inspirata a farsi
catolica, fu da un catolico mercatante, a cui fidato aveva il suo
santo pensiero, secretamente levata di là e condotta in
Torino; dove, catechizzata dal padre Leonardo e poi riconci-
liata alla santa Chiesa dall’arcivescovo, fu aiutata con elemo-
sine di pie persone; e per opera dell’istesso padre suo ammae-
stratore data in educazione ad una leale e onesta donna sua
penitente, da cui virtuosamente allevata nel santo timor di
Dio e nella devozione verso la santa Vergine, riusciva un
angelo di virtù, come di aspetto. Avvenne dunque che una
donna di qualche condizione incominciò per ragion di buona
vicinanza a prendere dimestichezza e usar sovente nella casa
loro ed esse nella sua, con tal fidanza che, quando la custode
avea facende, la vicina conduceva la giovane alle devozioni e
la riconduceva, non altramenti che se madre le fosse. Un
giorno adunque, invitatala a prendere alcun diporto, la menò
seco a vedere una bella vigna alquanto fuori dalla città; dove,
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65
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Nelle stesse memo., pag. 9.
Cfr. ch. 116.
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Memor. p. Magna., pag. 13.
Cfr. ch. 116.