motto:
quae seminaveris, haec metes
,
non senza il dubbio che
fosse opera dell’istesso Tesauro»
13
.
Violenza ed ingegno, dunque, un’accoppiata tutta secente-
sca. La conclusione, ai nostri fini, non può essere, però, che
una: il terzo capitolo della storia della Compagnia di San Paolo
mette fine, vent’anni dopo l’uscita dall’ordine dell’autore, alla
totale mancanza di «spirito» (parola continua del Vitelleschi
14
),
che il medesimo avrebbe dimostrato nella lunga permanenza
nei collegi ignaziani; e dico «spirito» non solo nell’accezione
devota del Vitelleschi, che maggiore spiritualità si attendeva
dal giovane confratello, ma anche in quella “barocca”, che il
Tesauro avrebbe condotta al massimo livello nel suo secolo. Di
“
spiritoso”, invece, in questo capitolo c’è solo la messa in ridi-
colo dello «pseudo papato» del Bèze, per dimostrare la man-
canza di serietà del quale il Tesauro ricorre alla celebre vita del
Masson di Calvino:
A lui dunque […] – a Calvino, cioè – succedé nella suprema potestà Teo-
doro Beza, d’ingegno non men guasto, ma di genio più assai piacevole,
essendo un buon brigante, amador della taverna più che della lor cena,
acclino al dolce riposo, alle crapule, alle facezie, a’ motti ridicoli; onde i
Ginevrini (come conta il Massone) solean dire che più volentieri sarìan
dimorati con Beza fra’ dannati che con Calvino in paradiso, però che
costui con la sua tetricità arebbe loro malinconizzata la beatitudine e
Beza con le buffonerie gli arìa tenuti allegri anco in inferno.
Tra i detti raccolti nel
Cannocchiale
,
questo di Masson non
compare; ed è di tutto il libro nostro il solo memorabile.
Il quarto capitolo, sull’«Opera terza della Compagnia di
San Paolo», si risolve integralmente nel titolo che lo annuncia e
compendia: «L’erezione della Congregazione della Beata Ver-
gine», e si appoggia sulla consultazione e trascrizione dei docu-
menti costitutivi della Congregazione medesima. Delle due
18
13
Z
ANARDI
,
Vita ed esperienza
…
cit., pp. 49, 41-42.
14
Ibid
.,
p. 42.