L’evidenza di tai progressi fe’ maggior animo a’ confratelli
per dar l’ultimo assalto all’attempato Aleramo, acciò che, sì
come sempre facea sperare, finalmente si risolvesse a dichia-
rarsi fondator del Colleggio de’ padri, chiudendo l’orecchio a
quella fiducia lusinghiera di lunga vita che rende la vecchiezza
procrastinatrice delle sue diliberazioni. Al qual officio per opra
loro ancor si unì il preaccennato Vincenzo Parpaglia, abate di
San Solutore, dimorante in Roma, con affettuosissime lettere
ad Aleramo, che ancor si conservano
137
.
Vedevano dall’una
parte che la vociferazion populare della destinazione de’ padri
ad una eredità così pingue ritraeva il comune e molti ricchi par-
ticolari dal dichiararsi autori né aiutatori di quella fondazione,
per non recare acqua alla marina. E d’altra parte la speranza
era senza termine e la buona voluntà senza effetti; e fratanto la
grande età, già tentata da indisposizioncelle frequenti, sollici-
tava altrui a coglier frutti da un albero giornalmente cadente, e
la modestia de’ padri lasciava libero il varco a’ più solliciti. Per
il che il buon vecchio, più non potendo reggere a tante scosse
de’ confratelli disinteressati, che il confortavano a dar compi-
mento all’opera, la cui fama precorridrice aveva ingaggiato il
suo onore, finalmente all’undicesimo di genaro 1570 chiamò
138
di nottetempo nella sua camera Nicolò Ursio, uno de’ fonda-
tori di San Paolo, causidico e notaio ducale, per ricevere il suo
testamento in iscritto; e pregò sette altri paolini de’ suoi più
165
650
655
660
665
137
Nell’archivio del Colleg. di Torino.
138
Testamento di Aleramo Becuto delli 11 gen. 1570.
Elencato in AST,
Conventi soppressi,
mazzo 449,
«
Inventario degli atti e scrit-
ture delli Padri Gesuiti di Torino enunciate per ordine cronologico 1479-
1747»
.
665.
aveva ingaggiato
:
aveva impegnato.