il dì seguente, in mezzo a un pien teatro di circonstanti, vennero insieme
alle mani. Durò la disputazione più di tre ore; e tre volte rimané l’eretico
in guisa vinto che, perduta la parola e l’ardire, ancora il vulgo idioto il
conobbe confuso e abattuto. Forzatosi non pertanto al miglior modo di
rientrar la seconda e la terza volta in aringo, alla fine, comunque ei fosse
sfrontatissimo, bassò la fronte e con vergogna estrema se ne andò, bar-
bottando che tornerebbe altra volta a discorrere con Acosta solo a solo,
e più a bell’agio gli conferrebbe li fondamenti della sua salda dottrina.
Ma benché mai più non comparisse, grandissimo frutto nondimeno
cagionò a tutto il popolo l’aver veduto così fiaccate le corna a quello
altero, il qual mai più non osò né mostrarsi alla luce né predicare
120
.
Ciascun può giudicare quanta tenerezza sentisse di sì felici
progressi quel buon vecchio Aleramo, cui tutto il popolo facen-
done gli stessi applausi che fe’ il teatro olimpico al vecchio Dia-
gora per le vittorie de’ suoi figliuoli, di poco falliva che anch’esso
non isvenisse di allegrezza. E da quel tempo incominciò a dar
maggiori speranze di volere instituire universal erede il Colleg-
gio loro. Né minori congratulazioni ricevevano i confratelli di
San Paolo, stati di quella grande opera motori e promotori.
Questi adunque, vedendo la casa di San Benedetto a tanti mini-
steri de’ padri essere omai teatro angusto, tenuto fra lor consi-
glio, fermarono di pagar del propio li quattrocento scuti di oro
agli eredi del padre don Antonio Alboschi, per isbrigar la casa
legata a’ padri, conforme alla testamentale disposizione
121
;
il
158
490
495
500
505
510
120
Hist. Soc. Ies., sub anno 1567, num. 117.
S
ACCHINI
,
Historiae Societatis Jesu, Pars tertia
…
cit., l. 3, n. 117.
121
Instromento delli 28 novembre 1566.
Elencato in AST,
Conventi soppressi,
mazzo 449, «Indice cronologico universale
di tutte le scritture che sono nell’Archivio del Collegio della Compagnia di Giesù
di Torino fatto nell’anno 1686».
503.
allegrezza
:
secondo la leggenda Diagora morì di gioia quando i suoi tre figli
vinsero la gara olimpica.