per l’una parte gli eretici si videro a fronte un saldo muro, in
cui le lor machine non potean far breccia niuna; per l’altra si
mescolavano con grandissimo spirito fra’ catolici per animar-
gli a non lasciarsi sedurre.
Con questo spirito adunque incominciò la Compagnia di
San Paolo, con tanta strettezza di regole e perfezion di virtù
che quell’oratorio di secolari nella osservanza non cedeva a un
chiostro di cenobiti. Che, se ben le constituzioni non ligavano a
colpa i confratelli, essi nondimeno con la istessa voluntà libera
si ligavano alla virtù e senza reato di colpa aveano il merito
della mercede. Viveano insomma in un secolo vizioso, lontani
da ogni vizio; intra gli strepiti de’ publici affari godean quiete
monastica; eran nel mondo e fuor del mondo; potean chiamarsi
laici tra’ religiosi e religiosi tra’ laici, fatti specchio ugualmente
agli uni e agli altri con la sua vita. Non maraviglia dunque se, di
que’ fratelli che bebbero il primo latte di così santa nutrice,
molti si risolverono di abandonar totalmente il mondo. Però
che, de’ primi cento fratelli che composero quel corpo spiri-
tuale, Giovanni Antonio Albosco, che fu la prima pietra fon-
damentale, e Battista Maggi andarono a servire Iddio nelle
solitudini cartusiane; Giovan Pietro Calcagni, Ambrogio Gari-
boldo e Claudio Rocca si resero capuccini; Leonardo Magna-
no, Sebastiano Sertorio e Martino da Carmo passarono dalla
Compagnia di San Paolo alla Compagnia del Giesù. Talché
parve che il sommo Iddio, per tante grazie spirituali abondan-
temente compartite a que’ fervorosi fratelli, domandasse loro
una santa usura di un nove per cento. Ma molti di questi assai
più giovarono alla Compagnia di San Paolo dentro le religioni
che nel secolo; e la Compagnia acquistò molto quando li perdé,
sì come verrà in taglio di dire procedendo più innanzi. Né però
con questi passò ne’ chiostri tutta la santità della Compagnia,
136
260
265
270
275
280
285
278-279.
Leonardo Magnano
:
prese l’abito gesuita nel 1565.
Sebastiano Sertorio
:
morì a Como nel 1615.