importante alla santa Chiesa. Molto commendò il pontefice la
diliberazion del duca; e confessolli grandissime obligazioni a
nome della cristianità, mostrandosi però assai dolente di nol
poter soccorrere, avendo per gli passati disordini ritrovato
esausto l’erario di san Pietro ed estenuate le forze della Chiesa.
Ma in testimonio della paterna affezione, mandò
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Francesco
Bacodio, vescovo di Geneva, per risedere nonzio ordinario
apresso la sua persona. Il duca dunque, non potendo fare quel
che pensava, pensò di fare quel che poteva, perché, tralasciato
il disegno di Geneva, sol drizzò l’armi contro a’ Valdesi, com-
mettendone l’impresa a Giorgio Costa, conte della Trinità, la
cui fedeltà e valore avea ne’ tempi calamitosi continuamente
sperimentato.
Intanto i Torinesi con infinito ramarico sentivano gli
temuti effetti delle rivoluzioni della Francia e del Piemonte,
però che, e per le pratiche di Calvino, e per il libero traffico
della soldatesca ugonota, e per il publico editto della libertà di
conscienza, già si vedeano celebrare insù gli occhi le profane
cene da’ ministri eretici e ribombar dalle catedre le sacrileghe e
ingiuriose declamazioni contra il Santissimo Sacramento e con-
tra il clero. Laonde i reggitori della città e tutto il popolo, ina-
cerbiti e da punture amarissime trafitti, concordemente dilibe-
rarono di ributtare a forza i ministri eretici, o spegnere l’eresia
col proprio sangue. Questo proposito fu da loro al nonzio, e dal
nonzio al pontefice Pio quarto, significato; il quale paterna-
mente li confortò con un breve degli quindici di novembre,
dicendo che con molta consolazione avea vedute lettere da
loro scritte al vescovo di Geneva, nonzio apostolico, e cono-
sciuto quanto fosser divoti e pietosi figliuoli della Chiesa e
odiatori degli eretici e degli apostati; e come avessero fermato
l’animo a sostener fino alla morte quella fede che i lor maggiori
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590
595
600
605
610
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Tons., lib. 2, pag. 143.
T
ONSO
,
De vita
cit., p. 143.