fior de’ dotti e de’ periti, per ventilare sì gran negozio e ritro-
varvi di comune assentimento alcun ripiego. Questo conchiuso,
oprò egli stesso che i parlamenti mandassero a sua scelta i
deputati, nominando in ispezie coloro ch’egli conoscea più
inclinati al partito degli ugonoti. Raunati dunque costoro in
Sangermano, alla presenza della reina e de’ principi, ordì come
capo del Consiglio il suo preambolo di tal tenore: se aver mai
sempre lodato il parere di Marco Cicerone, il qual solea biasi-
mar Catone, perché in un secolo corrottissimo pronunziava
sentenze sì rigorose come se vivesse in mezzo alla ideal Repu-
blica di Platone. Doversi procurar sempre che, sì come la
scarpa al piede, così le leggi si commisurino al tempo. Saper
certamente che molti sentirebber male se in quel congresso si
approvasse un ripiego più volte riprovato: ma come ne’ morbi
de’ corpi così ne’ morbi delle republiche doversi ordinare i
rimedi conforme al bisogno. Essere adunque il fine di quel
Senato il diliberare se sia più espediente permettere la nuova
setta, o totalmente sbandirla. Essere ufficio de’ sacri teologi il
diffinire qual religion sia la migliore; qui non trattarsi di appro-
vare una religione controversa, ma di ordinare una republica
disordinata. Né parergli assurdo che in una città cristiana coa-
bitino persone eziamdio non cristiane, dovendosi saper vivere
in pace con quegli che son fuori del grembo di santa Chiesa.
Fecero applauso tutti’ giudici al giudicio di colui che avea
subornati gli loro voti, e la somma facondia fu giudicata
somma prudenza. Talché il Senato non uscì che non ne uscisse
quel vergognoso decreto del settimodecimo di genaro
34
che,
rivocando tutti gli editti di Francesco primo, Enrico secondo e
109
530
535
540
545
550
34
17
genaro 1562.
533.
preambolo
:
cfr. D
E
S
PONDE
,
Annalium…
cit., a. 1562, n. 5 e in questo volume
l’«Introduzione»
,
a p. 56.