i consigli che si danno a’ piè di un crocifisso, da quegli che si
ricevono in un consiglio di guerra. Ma quel che maggiormente
autoreggiò questi ricordi fu l’avviso della morte dell’istesso
imperadore
28
,
sopravenutogli pochi giorni da poi delle sue let-
tere. Però che, e le ultime parole, che più altamente s’impri-
mono; e la profonda mestizia, che mitiga la baldanza; e il timor
della eresia, che si venìa dilatando fra l’armi; e il disiderio che il
Concilio di Trento venisse a capo, disposero il re Filippo a con-
sentire alla pace; la qual fu trattata dagli stessi prigioni per
mezzo del contestabile, e finalmente conchiusa nel Castello di
Cambresì all’undecimo di aprile 1559
29
.
La fama di questa pace, precorrendo (sì come suole a prin-
cipio) le sue circonstanze, colmò di tanto giubilo i Torinesi che,
traboccando nelle dimostrazioni esteriori, fer chiaramente
conoscere a’ Francesi che l’amor loro verso il principe naturale
non era spento. Ma indoppiò il lor ramarico da poi che intesero
distintamente che, nella resa degli stati al duca Emanuel Fili-
berto, Torino con altre cinque piazze forti, cioè Chieri, Civasso,
Villanova, Pinarolo e Saviliano, restavano nelle mani del re di
Francia, fino a tanto che le pretensioni del re non fossero giu-
dicialmente discusse. E più assai moltiplicò il lor timore circa la
religione, quando intesero che nel Parlamento e nella corte di
Parigi molti già si scoprivano nonché fautori ma professori del
calvinesimo. E benché il re, risoluto di farne publico esempio,
avesse già imprigionati nella Bastiglia cinque de’ più dotti e più
perversi parlamentari, nondimeno, mentre di oggi in domane
con giudiciali cavillazioni si prorogava il giudicio, sopravenne
la tragica morte
30
dell’istesso re, disastrosamente trafitto da una
106
450
455
460
465
470
475
28
21
settemb. 1558.
29
An. 1559.
30
10
luglio 1559.
466.
re
:
Enrico II.