Real Casa, lontano dalla notizia degli altri Principi stranieri, e degli loro
storici, purtroppo inclinati e sagaci a tassare per favole le antiche memo-
rie ch’a nostri Principi sono gloriose
5
.
Difficile qui sottrarsi alla nozione di «archivio», come a
luogo che non deve essere consultato e portato alla luce della
scrittura, ma trattasi di un archivio regale, e non di quegli archi-
vi camerali e religiosi che di necessità sono da tenere presenti
per le istituzioni non ospitate entro la corte, come la Compa-
gnia di San Paolo. Le riserve sulla storia del Guichenon riguar-
dano in specie i tempi ultimi, poiché di uno storico e “madami-
sta” è questione, e non è il caso perciò, in questa sede, d’insi-
stervi più di tanto, riportandoci ovviamente alla opposta difesa
di Tommaso di Savoia ed alle responsabilità del Richelieu nella
crisi piemontese
6
.
Merita, invece, qualche attenzione la notizia che «Guiche-
non era eretico», attinta dall’
Histoire generale des Eglises
Evangéliques des vallées de Piemont ou vaudoises
di Jean Leger
(1669),
sarcastica notizia: «Giovanni Leger, ministro de’ Bar-
betti della valle di Lucerna, nella seconda parte della sua Istoria
generale, cap. 5, p. 68, scrive che questo Guichenon è stato
nutrito nella religione riformata, cioè nell’eresia delle Valli, e
studiò in compagnia d’Antonio Leger, zio dello stesso Giovan-
ni, suo camerata, ma che poi per giungere agli onori voltò
casacca, ed abbracciò la messa, prendendo per sua divisa quel
motto italiano: guelfo io son e ghibellin m’appello, e perciò
affettava la lingua e la penna a chi gliene dava più», motto che
nel testo francese reca pure la rima: «Guelfo io fui e Gibellin
m’appello, à chi più mi darà volterò il mantello»
7
.
Per questa via, che lascia intendere il rifiuto netto da parte
di Tesauro dell’eresia valdese e dell’infiltrazione del calvinismo
10
5
D
OGLIO
,
Dalla metafora
cit., pp. 27-28.
6
Ibid
.,
pp. 20-26.
7
Ibid
.,
pp. 26-27.