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Le «teste» dei fornelli dovevano uscire dai «coppi» almeno due
piedi e mezzo, quella del forno
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secondo le indicazioni forni-
te, «tutte coperte con quadretti d’oncie
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cinque in quadro, ben
infrascate anche al di fuori con sabia della qualità sovra espres-
se e stabilite».
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Gli scavi sarebbero stati pagati lire 16 al trabucco, gli eventua-
li ritrovamenti di «dannari, gioie d’ogni sorte, oro, argento, in
massa o in moneta sì nuove che vechie» dovevano essere con-
segnati a chi soprintendeva ai lavori
86
.
Eventuali «serizzi
87
,
colonne, marmi o altre pietre, oltre le usuali, e quelle che com-
munemente si impiegano nelle fabriche» dovevano essere sca-
vate e lasciate a disposizione della Compagnia nelle cantine o
piani di terra se fossero vicine alla superficie, lo scavo e tra-
sporto erano a carico della Compagnia stessa. Eventuali difetti
nella fabrica dovevano essere corretti a spese del capomastro.
Per ogni misura e controversia faceva fede quanto stabilito
«
nel libreto» dalla Città di Torino. Per le demolizioni i capoma-
stri dovevano «buonificare» alla Compagnia 4 lire cadun tra-
bucco «dal suolo di terra in sù o sia superficie d’essa».
Per ultimo i capomastri si impegnavano a consegnare le opere
terminate per l’agosto del 1702. I pagamenti dovevano essere
incassati e quietanziati dal capomastro Francesco Pagano. L’atto
venne redatto dal segretario della Compagnia Giovanni Michele
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Si trattava del forno acquistato dai fratelli Forni e affittato a Bartolomeo Biollero.
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Pari a m 0,0429.
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All’epoca ovviamente non esisteva una legislazione sui materiali ritrovati
durante gli scavi di fondazioni. Esistono documentazioni dell’obbligo di con-
segnare i materiali archeologici o preziosi ritrovati come nel caso della costru-
zione della Cittadella di Vercelli. Cfr. B
ELTRAME
, 1991,
p. 43: «Tutte le trove
che si faranno sì di medaglie d’oro et d’argento o d’altro metallo come di vasi
di terra, marmi, et ogni altra anticaglia saranno di Sua Altezza». L’area in cui
si costruì il nuovo Monte di pietà era interessata dalla presenza di antichità
romane (M
ERCANDO
, 2003,
pp. 135-139).
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Dal piemontese
saress
o
sariss
= gneiss, pietra simile al granito.
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