Alla morte di Ottavio Berlenda, avvenuta l’11 maggio 1699,
la Compagnia di San Paolo aveva fatto eseguire l’inventario del
denaro in cassa, dei libri, scritture e memorie relativo al suo
maneggio quale tesoriere; in quell’occasione era anche stato
effettuato il ritiro delle chiavi della cassa. I paolini chiesero agli
eredi Berlenda – la moglie Lucia Bertollero e i figli Ignazio
Matteo, Carlo Matteo e Carlo Tommaso – di rendicontare il
maneggio del denaro effettuato dal congiunto, cosa che avvenne
il 14 marzo 1700. Risultò un debito di lire 8265.13.2, cifra di cui
la Compagnia chiese la restituzione. Gli eredi dichiararono che
nella contabilità del padre vi erano errori e duplicazioni, che però
dalle verifiche del liquidatore Ratto non risultarono. I Berlenda,
nel timore che la Compagnia chiedesse il sequestro delle loro
proprietà, citarono i paolini dinanzi al Senato. Venne allora rifat-
to il conteggio della gestione Berlenda da cui risultò la conferma
del debito già accertato. Gli eredi pregarono la Compagnia di
«
degnarsi di haver qualche risguardo alle longe e straordinarie
fatiche e servitù resi da detto fu luoro padre» e dal nonno Matteo
e offrirono di saldare il debito pagando 7000 lire. Il debito avreb-
be potuto essere pagato dai Berlenda vendendo un immobile di
proprietà, denominato il Trincotto Rosso, sito all’inizio della via
Nuova (oggi via Roma), nell’isolato dove sorge il teatro
Carignano. Vi erano però difficoltà per la vendita, per questo
motivo Tomaso Sevalle, misuratore giurato della città di Torino,
si offrì di acquistare un censo di 7000 lire a valere sulla proprie-
tà del Trincotto Rosso. Quest’ultimo edificio venne acquistato il
16
ottobre 1703 dal principe Emanuele Filiberto Amedeo di
Savoia Carignano, venditori Ignazio e Carlo Berlenda
22
.
22
AST, s.r.,
Insinuazione di Torino
, 1720,
lib. 9, c. 391. L’atto venne rogato il
16
ottobre 1703 ed insinuato nel 1720. I venditori erano la famiglia Berlenda
per i 4/5 ed il vassallo Stefano Falletti con la moglie Francesca Soardi per 1/5.
Carlo Tommaso Berlenda, novizio nel convento dei Minini di San Francesco,
essendo minore di 26 anni ma maggiore di 17 era assistito dalla madre. Non
era presente Ignazio Matteo Berlenda, che nominò un procuratore. Ignazio era
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