genericamente emiliana, a cui spesso l’opera del Caravoglia è
stata accostata, evidente però in altre opere da lui dipinte
62
.
Invece le tele del ciclo paolino presentano una scelta cromatica,
giocata sui toni del bruno e illuminata da bianchi accesi e rossi
brillanti, che sembra derivare dalla pittura di genere di Jan Miel,
rettore della Compagnia di San Luca nel 1661, con il quale
Caravoglia fu in contatto nei lavori di riallestimento degli
appartamenti ducali
63
.
Caratteristica meglio percepibile in un’al-
tra tela della serie di mano del Caravoglia, quella raffigurante
San Paolo condotto al martirio
,
databile verso la metà degli
anni Sessanta del Seicento, che reca il blasone della famiglia
Isnardi del Castello. L’anonimo estensore della
Nota,
più volte
citata, riferiva la mancanza di un’arma gentilizia, e riteneva che
essa fossa opera del Pozzo, la cui identità veniva assimilata, con
una chiara sfasatura temporale e stilistica, a quella dell’Ardente.
Smarrita la tela con
San Paolo che esorcizza un ossesso
,
pos-
sibile dono alla Compagnia dello stesso pittore, rimangono oggi
del Caravoglia il
San Paolo alla mensa eucaristica
,
il
San Paolo
al transito della Vergine
e il
San Paolo con Santa Tecla
64
.
La
62
Il Lanzi affermava che Caravoglia «dicesi scolar del Guercino, e lontana-
mente ne segue le orme, contrapponendo volentieri le ombre alla luce, ma i
suoi chiari son troppo men chiari e gli scuri troppo men scuri» (L
ANZI
, 1789
(1974),
III, p. 165). Tuttavia, l’opera del Caravoglia – che manca ancora di
uno studio sistematico – sembra in più occasioni, com’è stato spesso osserva-
to, attingere a modelli del maestro centese. Come ad esempio, nella pala della
chiesa torinese di S. Maria degli Angeli, dove il modello del
S. Antonio da
Padova con il Bambino
,
riprende l’iconografia del dipinto di Guercino per la
Collegiata di S. Giovanni in Persiceto (
DI
M
ACCO
, 1989,
p. 198). Ma la cono-
scenza da parte dell’artista della pittura del Guercino può essere stata media-
ta dalle molte opere originali del maestro e della sua bottega presenti sul ter-
ritorio. M. di Macco propende invece per una datazione intorno agli anni
Settanta del Seicento (
DI
M
ACCO
, 1988,
p. 127).
63
Sull’aggiornamento da parte di Caravoglia sulla pittura del Miel, cfr.
ibid.
,
1988,
pp. 61-75.
64
[
B
AUDI DI
V
ESME
], 1982,
IV, p. 1700, in cui si sostiene che il dipinto recava
lo stemma appartenente ai Caravoglia.
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