intercessione dell’apostolo, quello di sottrarre, convertendo, ere-
tici dalle loro schiere, rendendo loro allusivamente la vista, attra-
verso la vera fede e le opere di carità.
L’arma che campeggiava sulla tela apparteneva, secondo la
Nota
del Vesme, alla famiglia Gerardi, originaria di Strambino, e
il probabile committente dovette essere l’avvocato Giovan
Battista, aggregato alla Compagnia nel 1654, indicato dal
Tesauro, quale vice rettore nel 1657, anno in cui rettore figurava
il Bellezia e anno della prima edizione dell’
Istoria
61
.
Proprio alla committenza di Giovan Francesco Bellezia, cui
spetta un ruolo determinante nella promozione del rinnovamen-
to dell’Oratorio, appartiene un’altra delle tele del ciclo eseguite
dal Caravoglia, il
Martirio degli Apostoli Pietro e Paolo
.
La
scelta del soggetto, costituita dall’epilogo della vita del santo,
resa con particolare brutalità dal Caravoglia, non aveva unica-
mente un valore narrativo, ma anche didascalico, traducendo
con l’esempio figurato del martirio ciò che i confratelli doveva-
no avere come esempio estremo da seguire nella salvaguardia
della propria fede e più generalmente della cristianità.
Stilisticamente la tela avvalora una datazione successiva al
1662,
in quanto presenta caratteri tardo-manieristi, ricuperati
dall’autore anche negli anni Settanta del secolo, con uno stipare
l’intera superficie dipinta, assiepando le figure in primo piano e
limitando l’ambientazione paesaggistica, che sembra voler imi-
tare la composizione dell’Ardente, posta sull’altare, e si mostra
quasi priva di quei riflessi legati alla pittura guerciniana o più
61
T
ESAURO
, 2003,
p. 248. Sul Gerardi, si veda M
ANNO
, 1895-1906,
XII, pp.
290-291:
Giovan Battista († 1699), fu avvocato e collaterale delle decisioni e
sentenze del Senato (1642); venne infeudato, di Melle e Frassino (1655, 11
gennaio; patenti, 66, 176
v
).
Cfr. inoltre ([B
AUDI DI
V
ESME
], 1982,
IV, p. 1700).
La
Nota
copiata dal Vesme riporta il nome di Renato Gerardi dei conti di
Frassino, dicendolo registrato tra i confratelli nel 1654. Si tratta probabilmen-
te di una svista in quanto Filippo Renato († 1722), anch’egli avvocato, era
figlio di Giovan Battista.
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