erano state sistemate le tele con
San Paolo al Transito della
Vergine
del Caravoglia,
San Paolo in carcere
del genovese Pietro
Paolo Raggi, seguito dalla
San Paolo alla mensa eucaristica
ancora del Caravoglia. L’epilogo della vita dell’apostolo si aveva
con la narrazione visiva dei suoi momenti più drammatici; il
Santo
condotto al martirio
e la seguente
Decollazione,
che si distingue-
va alla sinistra dell’altare, entrambe dipinte ancora da Bartolomeo
Caravoglia, così come allo stesso pittore apparteneva la tela di
San
Paolo con Santa Tecla
,
sistemata all’epoca nel vestibolo
44
.
Anche nell’attribuzione delle singole tele la
Descrizione
risul-
ta pressoché corretta; unica eccezione è l’assegnazione del dipinto
con
San Paolo che distribuisce l’elemosina
di Giovan Francesco
Sacchetti, a Charles Dauphin, riscontrata anche nella “Guida” del
Bartoli, errore corretto invece nell’elenco dell’anonimo estensore
tardo-settecentesco reperito del Vesme, che aveva avuto modo di
verificarne l’autografia in una dispersa
Memoria
del 1675, conser-
vata un tempo nell’archivio della Compagnia. Altra particolarità,
riportata dalla
Descrizione
nei
Repertori dei lasciti
,
è la mancan-
za, come si accennava, di un motto nella tela con
San Paolo
sull’Areopago
,
dipinta da Andrea Pozzo
45
,
il cui blasone apparte-
neva al primo presidente del Senato Marc’Aurelio Blancardi dei
conti di Nizza e Ventimiglia, baroni della Thurbie, attestato nella
Compagnia nel 1670 e rettore nel 1684
46
.
I contatti tra l’autore del
dipinto e il committente, il cui palazzo era ubicato dietro il vecchio
44
L’Inventario era già stato citato in D
E
F
ANTI
,
G
AZZERI
, 1998,
p. 264; ASSP,
CSP
,
Repertori dei lasciti
,
vol. 162,
s.v.
«
Quadri», pp. 466m-469m. Si veda in
appendice la «Descrizione dei quadri esistenti nell’Oratorio».
45
L’attribuzione della tela al Pozzo venne proposta per la prima volta dal
Nepote e successivamente sempre accettata (N
EPOTE
, 1770,
p. 18). Unico ad
essere di diverso avviso è Dardanello (D
ARDANELLO
, 1988,
p. 201, nota 197).
46
Il nome del Blancardi compare per la prima volte in un ordinato del 13 apri-
le 1670 (ASSP,
CSP
,
Ordinati e verbali
,
vol. 6, p. 117m). L’indicazione del
blasone è fornita dall’elenco trascritto dal Vesme, nel quale, peraltro, si ripor-
ta erroneamente l’anno di ingresso in Compagnia del Blancardi, facendolo
risalire al 1683 ([B
AUDI DI
V
ESME
], 1982,
IV, p. 1700). Marc’Aurelio
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