anche considerando la possibilità di individuare due momenti
distinti per la realizzazione della serie dipinta: un primo momen-
to, al quale appartengono la maggior parte delle opere, che pre-
sentano uno stesso tipo di cartiglio contenente le sentenze sacre
scelte appunto dal Tesauro, eseguite su mandato di alcuni mem-
bri della Confraternita strettamente legati al progetto di rinnova-
mento dell’ambiente sacro, come il Bellezia, il Calcagni, Carlo
Bianco, Ottavio Fontanella, Giovan Francesco Gerardi,
Giuseppe Nicola Vittone, nonché Bartolomeo Caravoglia, ed un
secondo momento, al quale spettano il dipinto del genovese
Raggi e quello attribuito ad Andrea Pozzo, che si presentano
privi di questo elemento connotativo.
Di fatto, stando a quanto riferito nella
Nota
del Vesme, la
maggior parte delle tele nel 1675 era già stata eseguita, ad esclu-
sione appunto di quella del Raggi, del dipinto del Pozzo e del
San Paolo alla mensa eucaristica
istoriato dal Caravoglia. È
sicuro comunque che nel 1686 la gran parte di esse erano state
collocate sulle pareti dell’Oratorio, perché i confratelli decisero
di «far dipingere le armi a caduno de quadri de benefattori per
benemerito e gratitudine verso d’essi»
40
.
La notizia, inserita nel volume dei
Repertori dei lasciti
,
perciò
posteriore e sommaria rispetto a quanto si sarebbe potuto appren-
dere dal perduto ordinato, è seguita da un’esaustiva enunciazione
dei quadri esistenti nell’Oratorio, specificante i nomi dei singoli
artisti coinvolti, i sottostanti passi tratti dalle Sacre Scritture e la
disposizione dei dipinti sulle pareti
41
.
Questa narrazione, benché
coadiuvare il Tesauro nel reperimento delle fonti per la stesura dell’incompiu-
ta
Storia di Torino
(
C
ANTALUPPI
, 2003,
pp. 29-32; sul Busca,
ibid.
,
p. 219).
40
ASSP,
CSP
,
Repertori dei lasciti
,
vol. 162,
s.v.
«
Quadri».
41
La notizia dell’inserimento dei blasoni sulle tele si ritrova anche in ASSP,
UP
,
Ordinati e verbali
,
vol. 243, p. 536m. Il presente scritto, anche per limi-
tati spazi redazionali, non si prefigge una disamina critica delle singole tele
del ciclo paolino, già ampiamente indagata in più occasioni. Si propone piut-
tosto di offrire una lettura delle vicende relative alla committenza, fornendo-
ne al contempo nuovi dati documentari.
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