la mancanza di un riscontro documentario sugli ordinati non ci
permette di confermare quanto trascritto dal Vesme, da un docu-
mento la cui datazione è comunque posteriore al 1770
37
.
Si può tuttavia ritenere che l’anno 1672 debba considerarsi
con qualche cautela, poiché alcuni dei dipinti appartenenti al
ciclo paolino furono indubbiamente realizzati ben prima di que-
sta data e forse si potrebbe ipotizzare che proprio al 1662 si
debba far risalire l’intervento ideativo di Emanuele Tesauro; ciò
anche in considerazione dello stretto legame che vedeva protago-
nisti alcuni membri della Congregazione, incaricati della scelta
dell’artista a cui affidare l’impresa, e lo stesso letterato, tenendo
presente che i soggetti scelti per la serie dipinta sembrano illu-
strare i precetti fideistici e morali sui quali si fondava la
Compagnia, descritti proprio nei capitoli dell’
Istoria
38
.
In proposito va rammentato che rettore della Compagnia al
momento della stesura dell’
Istoria
era il Bellezia, e che Gaspare
Francesco Calcagni, presente nella commissione per la ricerca
dell’allestitore del nuovo Oratorio, si occupò tra l’altro del coor-
dinamento del
Theatrum Sabaudiae,
proponendo nel 1666 la pub-
blicazione di tutte le opere del letterato a spese della città
39
.
L’ipotesi, difficile da confermare, ci pare comunque interessante,
di un altro manoscritto, conservato anch’esso, insieme ad altri documenti rela-
tivi alla Compagnia di San Paolo, in BRT,
Miscellanea Patria
, 97.
37
È possibile indicare una datazione dell’inventario, basandosi sui termini
post quem
indicati nel testo: ossia il vice rettorato del conte Dellala di
Beinasco, avvenuto nel 1761, e la citazione del
Pregiudizio smascherato
,
di
Ignazio Nepote, stampato nel 1770 (N
EPOTE
, 1770,
pp. 18-19).
38
L’esigenza di difesa dell’ortodossia cattolica è la trama fondante di tutta
l’
Istoria
ed è alla base della fondazione della Compagnia, confacendosi per-
fettamente alla cultura gesuitica del Tesauro. In proposito, si veda
DI
M
ACCO
,
1984,
pp. 325-326.
39
Gaspare Francesco Calcagni, conte di Cavoretto, fu sindaco di Torino
(1635, 1646, 1654)
ed ebbe incarichi di prestigio per conto della municipali-
tà. È stato sostenuto che il Calcagni nutrisse nei confronti dell’anziano abate
una «profonda riverenza e ammirata simpatia». Nel 1667 il Calcagni, insieme
all’auditore Ranotto, venne incaricato dall’allora sindaco, Secondo Busca, di
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