Nel corso dell’Ottocento non si conoscono altri significativi
interventi all’altare di San Paolo; solo nel 1937, in occasione del
quarto centenario della fondazione della Compagnia, si proce-
dette ad un’ulteriore pulitura e al restauro della cappella.
Ma se l’assetto dell’altare dedicato all’apostolo nella chiesa
dei Santi Martiri ha sostanzialmente mantenuto nel corso dei
secoli la sua conformazione e gli arredi originari, assai diversa
per vicende e sviluppi fu la storia dell’Oratorio della Compagnia,
nato al momento della fondazione della stessa nel 1563.
3.
L’O
RATORIO
Originariamente venne scelto come luogo per la riunione e
l’orazione il «chiostro anteriore del convento della chiesa dei
domenicani» che, dato il grande concorso di proseliti, si dimo-
strò presto inadatto ad accoglierli tutti; per far fronte a questa
situazione i confratelli, nel 1564, affittarono una casa attigua alla
scomparsa chiesa di S. Benedetto non distante dall’antichissima
chiesa di S. Dalmazzo
25
.
Nel 1568, con l’arrivo dei gesuiti a Torino, le vicende costrut-
tive dell’Oratorio furono, come si è già accennato, strettamente
connesse a quest’ordine. I sanpaolini fornirono ai gesuiti una
prima provvisoria sistemazione nella casa appartenuta a Giovanni
Antonio Albosco, loro confratello, sistemazione che prevedeva
anche la presenza di un Oratorio per i sanpaolini. A questa collo-
cazione seguì il trasferimento dei padri di Sant’Ignazio e dei con-
fratelli di San Paolo nel palazzo lasciato da Aleramo Beccuti, ma
anche questa si dimostrò una soluzione temporanea.
Nel 1576 venne finalmente edificato un primo Oratorio auto-
nomo non distante dal luogo in cui i gesuiti avevano intrapreso
25
Sulle vicende relative alla fondazione dell’Oratorio rimangono fondamen-
tali il testo del Tesauro (T
ESAURO
, 2003)
e gli studi di Tamburini (T
AMBURINI
,
1982,
pp. 83-98) e di Piovano (P
IOVANO
, 1989,
pp. 210-216).
19