Consiglio» (tra l’altro, alla sola ragioneria – e non al consiglio –
spettava l’esame dei conti dei tesorieri e di ogni altra contabili-
tà)
107
.
Il fatto che per tre anni, dal 1768 al 1770 la presenza di
confratelli/decurioni nella ragioneria sia stata ridotta al lumicino
–
nessun mastro di ragione, un solo ragioniere su quattro nel
biennio 1768-1769 e due nel 1770 – è un elemento che colpisce.
A ridurre ulteriormente il ruolo dei confratelli/decurioni nel-
l’amministrazione comunale concorse, poi, un altro provvedi-
mento della riforma, inerente il Monte di San Giovanni Battista.
Carlo Emanuele III decise, infatti, che «per maggior decoro
della prima classe» venissero cooptati in Consiglio «due […]
ufficiali de’ supremi magistrati». Ad essi soli sarebbe spettato
l’ufficio di conservatore del Monte di San Giovanni Battista,
alternandosi a scadenza annuale. La carica di direttore sarebbe ri-
masta, invece, ad un esponente della seconda classe.
Questa decisione colpì soprattutto i confratelli/decurioni.
Infatti nei quindici anni precedenti l’entrata in vigore della rifor-
ma, dal 1752 al 1767, la carica di conservatore del Monte di San
Giovanni Battista era stata quasi sempre in mano loro
108
.
Solo per
tre anni essa era stata assegnata ad un decurione esterno alla
Compagnia
109
.
La scelta di Carlo Emanuele III cadde, però, su
«
due […] supremi magistrati» che non appartenevano alla Com-
pagnia di San Paolo – il conte Francesco Antonio Lanfranchi di
Ronsecco (†1789), reggente la Gran Cancelleria e presidente del
107
Ibid.
,
p. 143.
108
Furono conservatori Orazio Sclarandi Spada (1752), Michele Angelo
Maurizio Robbio di Varigliè (1753, 1756), Michelangelo Diego Mazzetti di
Saluggia (1754, 1755, 1757, 1760, 1763, 1766), Giuseppe Maria Provana di
Collegno (1759), Marco Antonio Claretti Ponzone di Gassino (1761, 1765),
Filippo Vittorio Nicolis di Frassino (1767). Traggo questi dati da M
ONTICONE
,
1991.
109
Ciò avvenne nel 1758, nel 1762 e nel 1764 quando la carica fu assegnata
rispettivamente al conte Vagnone di Trofarello, a Giacinto Bonaventura
Nomis di Pollone ed a Tete Carlo Del Carretto di Gorzegno.
181