In questo triennio i decurioni/confratelli non espressero né
un sindaco né un mastro di ragione; dalle loro fila provennero
solo cinque dei dodici ragionieri e tre dei dodici chiavari. La loro
presenza calò drasticamente anche fra i rettori dell’Ospedale di
carità di nomina comunale: uno su dodici. L’unica carica di rilie-
vo di cui i decurioni/confratelli riuscirono a mantenere il control-
lo fu quella di conservatore del Monte di San Giovanni Battista
(
mentre quella di direttore del Monte fu loro solo nel 1767).
Su questo scenario si inserì la riforma degli ordinamenti
comunali varata da Carlo Emanuele III nel 1767 ed entrata in
vigore l’anno seguente
105
.
Come ha scritto Francesca Rocci, essa
segnò «un’ulteriore riduzione d’autonomia della municipalità,
che sarebbe stata inserita in modo definitivo nella macchina pub-
blica e avrebbe ancora accentuato la sua dipendenza dal sovra-
no»
106
.
Due sono i provvedimenti della riforma che qui interessano.
Il primo è quello relativo alla congregazione. Le patenti di Carlo
Emanuele III stabilirono che essa fosse composta di ventuno
membri: i funzionari municipali, i due sindaci in carica l’anno
precedente e dieci decurioni, eletti cinque per classe (a volte,
però, il numero degli eletti fu minore, per equilibri interni al Con-
siglio di città). La congregazione si sarebbe riunita una volta al
mese, divenendo la vera macchina amministrativa del municipio
protettore generale dal 1738 al 1745. Divenuto conte di Frassino nel 1757, nel
1758
era stato cooptato nel Consiglio di Torino come decurione di prima clas-
se, divenendo sindaco nel 1760. Nel 1762 era stato nominato rettore della
Compagnia di San Paolo e dall’anno successivo rientrò nel Consiglio della
Compagnia, dove restò sino alla morte. In quanto alle cariche nel Consiglio di
città, dopo l’esperienza di vicario, nel 1767 fu nominato conservatore del
Monte di San Giovanni Battista, ma morì prima di portare a termine l’incari-
co.
105
Su questa riforma, cfr. R
ICUPERATI
, 2002,
pp. 50-51, e, soprattutto, R
OCCI
,
2002,
pp. 137-146.
106
R
OCCI
, 2002,
p. 137.
179