Va detto, poi, che diversi dei confratelli che furono chiamati
a corte come regi elemosinieri, ma che non divennero vescovi,
ebbero incarichi importanti nella Compagnia. L’abate Giuseppe
Bartolomeo Falletti di Pocapaglia, per esempio, entrato nel San
Paolo nel 1735, fu subito cooptato nell’Ufficio pio, dove sedette
dal 1736 al 1741. Nel biennio 1739-1740, inoltre, la Compagnia
lo nominò fra i rettori dell’Ospedale di carità. Consigliere della
Compagnia dal 1742, nel 1747 fu nominato regio elemosiniere,
prendendo il posto lasciato dall’abate Ignazio Della Chiesa di
Roddi. L’abate di Pocapaglia sedette nel Consiglio del San Paolo
sino al 1758, quando passò fra i protettori generali della Compa-
gnia. Tratti simili presenta anche la carriera dell’abate Carlo
Emanuele Solaro di Moretta, in Compagnia dal 1738, consiglie-
re dal 1742, regio elemosiniere dal 1750 e tra i protettori genera-
li del San Paolo dal 1756.
4.
G
LI ANNI
S
ESSANTA
:
UN MOMENTO DI CRISI
?
Nel corso degli anni Sessanta il quadro che ho delineato nei
paragrafi precedenti subì profonde modificazioni, tali da render
legittimo chiedersi se la Compagnia non abbia vissuto allora una
crisi del proprio ruolo sullo scenario comunale.
Partiamo dalla corte, attraverso il prisma delle carriere eccle-
siastiche che ho illustrato nel paragrafo precedente.
Dopo le nomine a vescovi degli abati Della Chiesa e Sca-
rampi, nel 1755 e nel 1757, a nessun confratello del San Paolo fu
più conferita una sede episcopale. Nello stesso tempo, negli anni
Sessanta più nessun membro della Compagnia fu nominato ele-
mosiniere: nel 1770 degli otto elemosinieri di corte era confratel-
lo solo più l’ormai anziano Carlo Emanuele Solaro di Moretta,
abate di Vezzolano.
Si tratta d’un netta inversione di tendenza rispetto agli anni
precedenti. È difficile resistere alla tentazione di inserire le ragio-
ni di questo fenomeno all’interno della crisi che a partire dall’e-
spulsione dei gesuiti dal Portogallo, nel 1759, coinvolse l’ordine
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