l’ascesa al soglio del cardinal Lorenzo Corsini, avverso alla corte
sabauda, col nome di Clemente XII, portò alla denuncia del concor-
dato. Solo dopo la morte di Corsini e l’elezione a pontefice, nel
1740,
del cardinal Prospero Lambertini, come papa Benedetto XIV,
i rapporti fra Roma e Torino tornarono distesi. Per Carlo Emanue-
le III, allora, soprattutto grazie ancora all’azione del marchese
d’Ormea, fu possibile stipulare un nuovo concordato nel 1741
84
.
Tornando al punto della questione, è interessante notare che
quando, fra il 1726 e il 1727, Vittorio Amedeo II poté provvede-
re alle numerose sedi episcopali rimaste vacanti non guardò ai
propri elemosinieri come possibili candidati. Dei diciotto vesco-
vi allora nominati, infatti, solo uno, l’abate Costanzo Rodolfo
Falletti di Barolo (1675-1748), proveniva dalle fila degli elemo-
sinieri di corte
85
.
Oltre tutto, Vittorio Amedeo II lo aveva creato
elemosiniere solo nell’autunno del 1726, nello stesso momento
in cui, tramite il marchese d’Ormea, lo proponeva al papa come
arcivescovo di Cagliari. L’abate Falletti di Barolo, insomma, non
esercitò le funzioni di elemosiniere se non per pochissimo tempo
e la carica fu funzionale all’ottenimento della mitra. Agli elemo-
sinieri di corte, invece, furono destinate pingui abbazie, come
quella di San Mauro per l’abate Francesco Veremondo Arborio
84
Sul marchese d’Ormea si vedano i saggi raccolti in
Nobiltà e stato in
Piemonte
, 2003.
Sul suo ruolo nel concordato, sono fondamentali R
ICUPERATI
,
2001,
pp. 71-78, e, soprattutto, I
D
., 2003.
85
Su Costanzo Falletti di Barolo – confratello della Compagnia dal 1704 – si
veda ora C
OZZO
,
in corso di stampa**. I vescovi allora nominati furono:
Giovan Battista Roero di Pralormo, ad Acqui; Carlo Francesco Vasco, ad
Alba; Carlo Vincenzo Ferrero di Sauze, ad Alessandria; Jacques Rambert, ad
Aosta; Giovanni Todone, ad Asti; Lorenzo Baratari, a Fossano; Giovan Silvio
Nicola, ad Ivrea; Raimondo Recrosio, a Nizza; Francesco Arborio Gattinara,
a Torino; Girolamo Malpassuti, a Vercelli; François Millet d’Arvillars nella
Tarentaise. Per le diocesi sarde la scelta cadde su Salvatore Ruju, per Ales;
Giovan Battista Lomellini, per Alghero; Angelo Galcerini, per Ampurias;
Nicolò Cani, per Bosa; Costanzo Rodolfo Falletti di Barolo, per Cagliari;
Antonio Nini, per Oristano; Costantino Giordino, per Sassari.
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