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gli altri elemosinieri, cappellani et ufficiali della nostra casa et
i cappellani delle truppe e fortezze»
79
.
Nonostante questo ruolo,
però, il primo elemosiniere non fu compreso fra i grandi di corte.
Le nuove norme, di fatto, ne riducevano il rango, anche se non le
funzioni, rispetto ai secoli precedenti. Non a caso alla mensa del
sovrano il primo elemosiniere non sedeva più a capotavola –
dove si trovavano, invece, i tre grandi di corte –, ma nell’angolo
di destra. Lo stesso accesso alla camera del sovrano venne limi-
tato rispetto al passato
80
.
Durante il regno di Vittorio Amedeo II il numero dei regi ele-
mosinieri non fu aumentato, ma ai quattro elemosinieri di stanza
presso il duca e ai due propri della regina si aggiunsero dopo il
1722
quelli del principe di Piemonte e della sua consorte. Venne
poi stabilito, rompendo con la pratica seicentesca, il principio del
servizio a quartiere.
Un’ulteriore – fondamentale – variazione fu l’istituzione, nel
1728,
della carica di Grande elemosiniere. Equiparato di fatto ad
un vescovo – non dipendeva dall’arcivescovo di Torino, ma
direttamente da Roma – e compreso fra i grandi di corona, il
Grande elemosiniere era a capo dell’intera regia cappella, inclu-
so il primo elemosiniere
81
.
Per quanto qui interessa, è importante notare che negli anni
di Vittorio Amedeo II – differentemente da quanto era avvenuto
prima e da quanto avrebbe ripreso ad avvenire in seguito – la car-
riera di elemosiniere era interna alla corte ed all’insieme di abba-
zie e priorati di nomina regia, ma non costituiva un passaggio
d’una più ampia carriera ecclesiastica. Con una sola eccezione,
per tutto il ducato (poi regno) di Vittorio Amedeo II nessun ele-
mosiniere divenne vescovo. Doria e Carron, che in veste di ele-
mosinieri accompagnarono il duca dalla sua ascesa al trono sino
79
Raccolta … delle leggi
, 1834,
t. X, lib. 7, vol. XII, p. 593.
80
Si trattava di Gran maestro, Ciambellano e Gran scudiere, che sovrintende-
vano rispettivamente a Casa, Camera e Scuderia.
81
Sul Grande elemosiniere, si veda S
ILVESTRINI
, 1997,
pp. 354-366.
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