anni Trenta, Carlo Emanuele III inviò il marchese Ottavio Grisel-
la di Rosignano a Parigi, in veste di ambasciatore: si trattava
d’una missione molto delicata, poiché al nobile casalese era stato
affidato il compito di intraprendere le prime trattative per l’allean-
za che di lì a poco avrebbe portato lo Stato sabaudo ad unirsi alla
Francia nella guerra di Successione Polacca
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.
Laureatosi a Bologna nel 1716, Ignazio Grisella aveva preso
gli ordini nel 1720. Nel 1729 Vittorio Amedeo II lo aveva chiama-
to a corte come proprio regio elemosiniere
69
.
Due anni dopo, nel
1731,
Grisella era entrato nella Compagnia di San Paolo. Per l’a-
bate casalese, quindi, i tempi furono inversi rispetto all’abate De
Villa per il quale l’ingresso nella Compagnia aveva preceduto
quello a corte. Si tenga, però, presente che mentre la famiglia del-
l’abate De Villa era torinese ormai da secoli, Grisella era di Casa-
le e prima di entrare nella Compagnia dovette ottenere la cittadi-
nanza della capitale.
In ogni caso, una volta entrato nella Compagnia, Grisella vi
svolse subito un ruolo di primo piano. Nel 1732 fu cooptato nel
Consiglio, dove restò sino alla fine del 1736. Nel 1737 fu nomi-
nato rettore. Terminato il mandato annuale fu richiamato a far
parte del Consiglio, ma nel 1739 fu nominato fra i protettori
generali della Compagnia. Questo rapporto fu interrotto solo nel
1741
dalla nomina a vescovo di St. Jean de Maurienne che lo
allontanò definitivamente dalla capitale.
Per gli abati De Villa e Grisella, insomma, la partecipazione
alle cariche amministrative della Compagnia di San Paolo e l’e-
sercizio della carica di regio elemosiniere costituirono il canale
che nel volgere di un decennio li condusse alla sede vescovile.
Un percorso che risulta comune anche ad altri confratelli del
secondo stato.
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R
AVIOLA
, 2003**.
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Grisella prendeva il posto dell’abate Francesco Veremondo Arborio di
Gattinara (1669-1728), elemosiniere di corte dal 1709 e abate di San Mauro
dal 1727 (M
ERLOTTI
, 1999).
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