Compagnia. Non ebbero mai la maggioranza del Consiglio della
stessa, né controllarono cariche – centrali non solo sul piano ceri-
moniale – come quelle di rettore e vice rettore. Certo vi furono
significative eccezioni, come il conte Gabaleone di Salmour, l’u-
nico ad esser nominato rettore per tre volte, il conte Giustiniano
Alfieri di San Martino o il conte Orazio Sclarandi Spada, ma non
tali, per l’appunto, da inficiare la regola. Soprattutto, va aggiun-
to, perché ruolo ed influenza di questi personaggi derivavano
non tanto dalla loro presenza nel Consiglio di città, quanto dal
rapporto con la corte o con le alte magistrature dello Stato.
In conclusione, mi pare di poter affermare che se da un lato
i confratelli/decurioni, pur essendo poco più del 30% dell’inte-
ro corpo decurionale, costituirono l’ossatura del Consiglio di
città, dall’altro non furono essi a determinare le linee d’azione
della Compagnia, ma applicarono quelle decise in un Consiglio
di cui erano parte minoritaria. Non si può, quindi, parlare di
un’osmosi fra i due consigli – in quanto quello della Compagnia
avrebbe potuto agire su quello della città grazie ai numerosi
confratelli/decurioni in esso presenti, mentre quest’ultimo non
avrebbe potuto operare con altrettanta forza sul primo –, sem-
mai d’una influenza del primo sul secondo.
Entità e forza di questa influenza restano, tuttavia, da chiari-
re. Per fare ciò sarebbe necessario, prima di tutto, comprendere
se – e se sì, sino a che punto – il Consiglio della Compagnia
fosse in grado di sviluppare una linea politica propria, autonoma
dalle scelte della corte e delle Segreterie di Stato (in questo senso
la presenza nel Consiglio della Compagnia di uomini che eserci-
tavano anche cariche a corte o erano legati da personali rapporti
di amicizia col sovrano sembrano lasciar intravedere l’esistenza
di mediatori fra sovrano e Compagnia)
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Se è vero, infatti, che, fra il 1730 e il 1732, Vittorio Amedeo
II e Carlo Emanuele III avevano cercato di controllare l’attività
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Si pensi, per esempio, ai più volte citati Marco Antonio Ceveris di Burolo,
Francesco Giacinto Gabaleone di Salmour e Giustiniano Alfieri di Sostegno.
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