A completare la presenza della Compagnia nel Consiglio di
città vanno poi ricordati alcuni singoli confratelli/decurioni che
furono chiamati a ricoprire cariche a vita. Ho già accennato al
conte Tarino, archivista dal 1730 alla morte, nel 1742. Negli stes-
si anni apparteneva alla Compagnia anche il procuratore della
città, l’avvocato Giuseppe Mercandino – in Compagnia dal 1697
ed in Consiglio dal 1706 – che mantenne la carica sino alla
morte, nel 1743. Archivista della città, poi, fu anche il già ricor-
dato marchese Reminiac d’Angennes, che ebbe l’incarico nel
1746.
Ma la carica più rilevante e per più tempo appannaggio
d’un confratello/decurione fu certo quella di avvocato dalla città,
dal 1735 al 1780 ricoperta dall’avvocato d’origine saluzzese
Agostino Nicola Calandra (1698-1780). Membro della Compa-
gnia dal 1727, dopo un biennio trascorso quale «invigilatore
sovra le sostituzioni», nel 1730 Calandra era stato nominato tra
gli amministratori della Casa del soccorso, carica che aveva rive-
stito sino al 1734. Nel frattempo, nel 1733, era entrato nel Con-
siglio municipale di Torino, come decurione di seconda classe,
divenendo sindaco già nel 1734. Sin dal suo ingresso in comune
era stato scelto dal conte Francesco Giacinto Nomis di Cossilla
(1664-1735),
avvocato della città, come proprio braccio destro e
quando il conte morì Calandra fu chiamato a sostituirlo. Il con-
ferimento di questa carica non portò affatto ad un disimpegno
dell’avvocato dalla vita della Compagnia. Al contrario, nel bien-
nio 1735-1736 fu nel Consiglio della Compagnia e in seguito nei
consigli dell’Ufficio pio (1737-1747), della Casa del deposito
(1740-1742)
e della Casa del soccorso (1740-1745). Calandra,
inoltre, continuava la propria attività forense e nel 1743 entrò
nelle fila del secondo stato. Quell’anno, infatti, acquistò un pic-
colo cascinale alla periferia di Saluzzo, cui il sovrano aveva
appoggiato l’altisonante titolo comitale di Santa Croce
53
.
Appena
tre anni più tardi, però, nel 1746 lo vendette al comune di Saluz-
zo per poco più di 9000 lire, utilizzando questo guadagno per
53
M
ERLOTTI
, 2000*,
p. 55.
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