direttori fossero nominati dal sovrano e sei dalla Compagnia. Pra-
lormo consigliò che le sei nomine del sovrano cadessero su «per-
sone che fossero del numero de’ decurioni della città e per la mag-
gior parte della prima classe o almeno in egual numero tanto della
prima che della seconda classe». Fra di loro, poi, avrebbe dovuto
esser anche compreso il vicario di città. Carlo Emanuele III accol-
se il progetto Pralormo, ben accetto anche alla Compagnia, e si
poté così procedere alle nuove nomine. La variazione non era,
infatti, di poco conto per il San Paolo. Considerando il rapporto
stretto che legava il Consiglio di città alla Compagnia, stabilire
che i sei direttori di nomina regia fossero scelti tra i decurioni,
dava ai direttori di nomina del San Paolo ampi mezzi di contrat-
tazione nei confronti dei propri colleghi. Inoltre, bastava che il
vicario fosse membro della Compagnia (cosa, come si vedrà,
niente affatto rara e che, tra l’altro, accadeva proprio in quegli
anni in cui era vicario il conte Giustiniano Alfieri) perché i diret-
tori della stessa avessero la maggioranza. Non a caso, nel 1751,
dopo pochi anni, la Compagnia ottenne che le due opere fossero
separate
50
.
Negli anni Cinquanta – col dispiegarsi dell’età che una lunga
tradizione storiografica ha definito del «buongoverno» boginia-
no – i decurioni/confratelli sembrano, quindi, avere ripreso la
leadership
nella vita del Consiglio di Torino.
All’inizio del 1750 appartenevano alla Compagnia entrambi
i sindaci, tre ragionieri su quattro (fra cui quelli di nomina della
prima classe), i due rettori dell’Ospedale della carità nominati
dal Comune e il vicario di città. Nel 1751 il sindaco di prima
classe era ancora un confratello e con lui quasi l’intera ragione-
ria (il mastro di ragione e tre dei quattro ragioneri), due dei quat-
tro chiavari ed uno dei rettori di nomina municipale dell’Ospe-
dale di carità. Fu tra 1753 e 1754 che la presenza dei
decurioni/confratelli nelle principali cariche comunali raggiunse
50
AST, s.p.,
Materie ecclesiastiche, Luoghi pii di qua da monti
,
m. 18 di 1
a
add.,
Torino. Opera delle convertite
,
f. 9.
146