Brunengo iniziò a ricevere una serie di incarichi via via più
importanti fra San Paolo e Comune. Nel 1743 divenne vice retto-
re della Compagnia; nel 1744 entrò nel Consiglio del San Paolo e
fu nominato direttore del Monte di San Giovanni Battista; nel
1745
rientrò fra i governatori del Monte di pietà e nel 1747 fu
nominato mastro di ragione. L’esclusione dal Consiglio della
Compagnia, nel 1747, sia che fosse voluta da lui stesso sia che
fosse subita, attesta, comunque, la difficoltà dell’avvocato Bru-
nengo a mantenere un ruolo così attivo. Sembra, anzi, che egli
abbia scelto il Consiglio di città come principale scenario di
manovra. Se, infatti, in Compagnia egli ricoprì solo più, sino al
1756,
la carica di governatore del Monte di pietà
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,
in Consiglio
riuscì a farsi eleggere ragioniere nel 1751 e nel 1754, mastro di
ragione nel 1757 e chiavario nel 1763. Per due volte, poi, ottenne
l’incarico, di rilievo sul piano del cerimoniale, di rettore della
Compagnia del Corpus Domini (1753 e 1763).
Mi sono soffermato sui tre differenti profili del conte Gaba-
leone, del conte Losa e dell’avvocato Brunengo perché essi
costituiscono un interessante campione delle differenti compo-
nenti del ceto dirigente torinese che trovavano nella Compagnia
un altrimenti inusuale terreno d’incontro e di espressione. Credo
che questa sua caratteristica sia fondamentale per comprendere
non solo la forza ed il ruolo che la Compagnia ebbe nella Torino
d’Antico regime, ma anche le ragioni per cui i sovrani cercarono
insieme di controllare e di dialogare con essa. Nel momento in
cui la macchina del comune era sottoposta ad uno sforzo non
consueto – come nei periodi di guerra – porre uomini della Com-
pagnia in punti chiave significava guadagnare – o consolidare –
un consenso ed un sostegno quanto mai prezioso.
Nel 1748, anno in cui la pace di Aquisgrana chiuse un con-
flitto che per il Piemonte era stato più sanguinoso del previsto, la
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Dal 1757 alla morte, dieci anni dopo, l’unica carica che risulta aver ricoper-
to in Compagnia fu quella di elemosiniere coadiutore nel quartiere di Porta
Nuova.
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