di riformatore dell’Università
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.
La nomina a vicario di città non
impedì, comunque, al conte Alfieri di mantenere i propri impe-
gni nel San Paolo. Sino al 1746, infatti, egli restò nel Consiglio
della Compagnia, passando dal 1747 nella fila dei protettori
generali della stessa.
Quando nel luglio del 1750 Alfieri lasciò la carica di vicario,
rientrò subito nel Consiglio della Compagnia. Il 1752 fu per lui
vero e proprio
annus mirabilis
:
la Compagnia lo nominò rettore,
il Consiglio comunale chiavario e, soprattutto, Carlo Emanuele
III lo volle a corte come governatore del duca del Chiablese, suo
amato secondogenito. Da allora, Alfieri non ricoprì più incarichi
in comune, ma continuò ad occuparsi della Compagnia, sedendo
nel suo consiglio ancora nel 1753 e passando poi, dal 1754 alla
morte, nei ranghi dei protettori generali.
Tornando alle nomine comunali degli anni di guerra, le scel-
te del 1743 non erano un fatto isolato. L’anno successivo, infat-
ti, entrambi i sindaci erano scelti tra i confratelli/decurioni, dalle
cui fila erano tratti anche due ragionieri, un chiavario ed uno dei
quattro rettori nell’Ospedale di carità di nomina comunale.
Evitando di analizzare ogni singolo anno, un elemento che
mi pare importante notare è che dal 1746 al 1748 la carica di
mastro di ragione, di fatto il direttore della politica economica
del comune, fu assegnata a uomini del San Paolo: il conte Fran-
cesco Giacinto Gabaleone di Salmour nel 1746, l’avvocato Gio-
van Battista Bonaventura Brunengo nel 1747 ed il conte Paolo
Maurizio Losa di Solbrito nel 1748
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.
Il profilo più nitido fra i tre è certamente quello del conte
Francesco Giacinto Gabaleone di Salmour (1688-1752), perso-
naggio centrale per quasi un trentennio nei rapporti fra Compa-
gnia, Consiglio di città e corte. Appartenente ad una famiglia
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S
ILVESTRINI
, 1997,
p. 346.
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Fra 1744 e 1745, inoltre, fu scelto tra i confratelli/decurioni anche il diret-
tore del Monte di San Giovanni Battista: nel 1744 l’avvocato Brunengo e nel
1745
l’avvocato Durando.
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