A questo proposito vale la pena ricordare che il Consiglio di
Torino si presentava allora così come lo aveva disegnato nel
1687
Vittorio Amedeo II con una riforma che aveva fortemente
limitato i poteri del Municipio. Il Consiglio di città era diviso in
due classi, ciascuna composta da 30 decurioni: nella prima
erano raccolti i decurioni appartenenti a famiglie già inserite nel
secondo stato; nella seconda i borghesi (nel senso coevo di ban-
chieri e grandi negozianti) ed i nuovi nobili
12
.
Dei 60 decurioni,
24
componevano la congregazione, il consiglio ristretto che si
occupava dell’amministrazione ordinaria della città. Di essa
erano membri di diritto tutti i principali ufficiali della città. La
gestione economica spettava di fatto alla Ragioneria, diretta dal
mastro di ragione (eletto ad anni alterni fra i decurioni di prima
e fra quelli di seconda) e composta da quattro ragionieri (due
per classe). La maggior parte delle cariche era annuale, mentre
erano a vita quelle di segretario, archivista, avvocato e procura-
tore
13
.
Un’altra riforma centrale per comprendere il contesto in cui
collocare i dati forniti in questo studio è quella del 1723 con cui
Vittorio Amedeo II avocò allo Stato la nomina del vicario di poli-
tica e polizia, sino ad allora di pertinenza del Municipio, trasfor-
mando quello che era stato uno dei principali ufficiali della città
«
nel più diretto e fedele strumento di trasmissione ed esecuzione
degli ordini sovrani nella capitale»
14
.
La riforma restò in vigore
poco più d’un decennio, sino al 1735, ma anche in seguito il
Consiglio dovette concordare la nomina con il sovrano, attraver-
so il sistema delle rose e delle
sottese
consultazioni preven-
tive per la composizione di queste
15
.
12
Sul concetto di nobiltà esistente negli Stati sabaudi mi sia consentito rinvia-
re a M
ERLOTTI
, 2000*;
I
D
., 2002*;
I
D
., 2003*;
I
D
., 2004.
13
R
OCCI
, 1999,
e E
AD
., 2002,
cui rimando per un’attenta ed esaustiva presen-
tazione del Consiglio di città.
14
Su questa riforma è fondamentale B
ALANI
, 1987 (
da cui, a p. 45, la citazio-
ne). Si veda, inoltre, R
OCCI
, 1999.
15
B
ALANI
, 1987,
p. 92.
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