e casuale. Era, al contrario, indirizzata al sostegno di congiunti
meno fortunati (ma pur sempre appartenenti ad un’
élite
)
secondo una rigida graduatoria di parentela e merito.
Se l’Ufficio della Misericordia avesse rifiutato un’eredità
tanto ingombrante, gli sarebbe subentrato quello dei Poveri,
sempre di Genova, con fermo divieto per entrambi gli istituti,
però, di «recuperare il capitale delle dette lire 6000 dalle mani
della magnifica comunità della città di Milano, quale ne ha
fatto assignatione sopra la ferma del sale di detta città […]
salvo si rimettano in Santo Giorgio nella detta città di Genoa,
dove debba detto capitale sempre stare». Il controllo dei lasci-
ti della Grimaldi chiamava in causa, insomma, i meccanismi
dell’alta finanza genovese che, tra gli affari principali, detene-
va quasi il totale monopolio della vendita del sale in molti
Stati italiani. Per questo gestire le 6000 lire non sarebbe stato
semplice. Oltretutto, la concessione della somma restava vin-
colata alla sopravvivenza e al ritorno a Genova di colui che la
donna desiderava designare erede
peroché detta signora testatrice sta in dubio se ancor sia vivo il signor
Bartholomeo Grimaldo Ceba Roviglio, suo fratello, del quale non ha
nove alcune da trenta anni in qua, il quale partì da Genova d’età di
nove in diece anni per andar a Napoli con suoi signori zii Giovanni
Antonio Battista et Giovanni Spinola Spexa, et al presente, vivendo,
haveria anni 45 in circa et un segno di brugiatura sul fronte.
Se il bambino affettuosamente ricordato dalla sorella,
strappato alla famiglia dagli ineludibili percorsi della finanza
genovese del Cinquecento, ormai fattosi uomo si fosse presen-
tato all’Ufficio della Misericordia e avesse mostrato la cicatrice
un segno di agnizione degno delle commedie di Terenzio –, le
6000
lire sarebbero spettate a lui incondizionatamente. Altre
2000
lire sarebbero toccate invece alle figlie di Ottavio e Giulia
Boccardi, padrino e madrina di battesimo di Laura. Alla madre
Barbara Cibo Grimaldi, invece, era assegnata solo una pensio-
ne di 25 lire annue, della quale avrebbe dovuto essere «tacita et
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