menzionato confratello e senatore Giovan Francesco
Chiaretta, donò alla Casa del soccorso 200 scudi e 1000 alle
Orfanelle con la stessa finalità
78
.
Simondina, «figliola del fu
Gaspare Pugnetto, mentre visse speciaro in Turino», legò alla
Compagnia 200 scudi «per figliole, concioché, presentandosi
qualche figliola parente d’essa testatrice, che siano preferite et
racomandate a partecipare di detta opera»
79
.
Morta la donna
(
che risiedeva in una casa di proprietà del ricordato Francesco
Cuneo, cognato del gesuita Mura), il vedovo Giacomo
Randano, confratello e «spadaro» di nazionalità francese dive-
nuto poi maestro di scherma dei paggi di corte, avrebbe ampli-
ficato il dettato della consorte nominando erede universale la
Casa del soccorso
80
.
Infine, nel critico 1630, il mercante
Giovanni Antonio Magistri, dopo aver disposto di essere
sepolto «in luogo sacrato» a scelta dei padri gesuiti e dopo
aver legato loro ben 3000 scudi, istituì vari legati di notevole
entità (tra i 1000 e i 2000 scudi) lasciando alla Compagnia 500
scudi per dotare cinque fanciulle povere
81
.
95
78
ASSP,
Compagnia di San Paolo, Lasciti
,
scat. 72, fasc. 23/3, testamen-
to del 30 gennaio 1623 (notaio Giovan Battista Dentis). Tra i vari altri
lasciti, la donna legò anche 1500 scudi ai padri gesuiti per l’ornamenta-
zione e il completamento della cappella di Sant’Ignazio della loro chie-
sa, luogo dove avrebbe voluto essere sepolta.
79
Ibid.
,
scat. 128, fasc. 220/1, testamento del 6 dicembre 1628.
80
Ibid.
,
scat. 128, fasc. 225/1, testamento del 25 febbraio 1657. Nominato
mastro di spada dei paggi di corte da Carlo Emanuele I nel 1613, il
Randano era stato naturalizzato suddito sabaudo con patenti del 23 ago-
sto 1623 e aveva goduto della protezione dei principi Tommaso e
Maurizio durante gli anni della guerra civile (cfr. ivi, patente del 5 set-
tembre 1639 con la quale i due contendenti di Cristina di Francia gli con-
cessero la facoltà di risiedere a Torino nonostante le origini francesi).
81
Ibid.
,
scat. 109, fasc. 160, 1630, agosto 25 (notaio G.B. Novaretti).
Nominando suo erede universale il fratello Giovan Marco, lasciò «ad
Agostino Cuccho, suo servitore, l’usufrutto della sua bothega […] con
tutta la ferramenta e tutti l’instromenti per anni tre».