donna sarebbe entrato a far parte della Compagnia di San
Paolo nel 1611 e ne sarebbe anche divenuto rettore
75
;
la sorel-
la Margherita, possibile erede in sostituzione dei figli di
Ludovica, era invece sposata a uno dei confratelli più illustri,
il conte Bernardino Parpaglia della Bastia.
Nel 1608 il cittadino torinese Giovanni Antonio Loira, cap-
puccino nel convento di Alessandria con il nome di fra Gervasio,
lasciò all’Ufficio pio 200 scudi per dotare fanciulle povere, oltre a
vari legati a favore di istituti religiosi della città d’origine e a 75
scudi «pro perficienda constructione capelle existentis super fini-
bus Cherii, et Sancti Mauri intitulanda, sub nomina Sancti
Antonii et Sancte Anne»
76
.
Nel 1619 Antonio Antiochia, consi-
gliere municipale di Torino e tra i membri più attivi della
Compagnia, legò all’Ufficio pio 1000 scudi da utilizzare per doti,
messe di suffragio e altre opere pie; già nel 1595, però, aveva
donato all’ente 100 fiorini «coll’obbligo di impiegarne i proventi
in elemosine a povere figlie da maritarsi od a poveri vergogno-
si»
77
.
Quattro anni più tardi Gerolama Bernero, vedova del
94
Valente). La Langosco dispose di essere sepolta nella chiesa dei Santi
Martiri. Furono presenti al dettato delle sue ultime volontà i padri
gesuiti Paolo Biciolo e Maurizio Bergonzo, il conte Girolamo Langosco
della Motta, il senatore Giovan Battista Rubino, Rolando Fresia, letto-
re di medicina dell’Università di Torino, il medico Agostino Benedetto
e Giovan Ludovico Paolo Passamonte, podestà di Moncrivello.
75
C
ANTALUPPI
, 1999,
p. 92.
76
ASSP,
Compagnia di San Paolo, Lasciti
,
scat. 109, fasc. 157/1, testa-
mento del 28 ottobre (notaio Giovan Marco Pandino, di Alessandria).
Sulla cappella menzionata non si possiedono al momento altre notizie.
77
Ibid.
,
scat. 67, fasc. 4/1, estratto del testamento del 1° ottobre 1619 con il
quale l’Antiochia costituì eredi universali in parti uguali la moglie Diana e
il nipote Aurelio Antiochia, di Centallo, e lasciò 2000 ducatoni all’Ospedale
Maggiore di Torino. La notizia della donazione del 1595 si ricava invece in
ibid.
,
fasc. 4/2, relazione di Balsamo Crivelli del 17 luglio 1886. Su Antonio
Antiochia, cfr. C
ANTALUPPI
, 1999,
p. 87; M
ERLIN
, 1998*,
p. 178.