(1588-1601).
In attesa che nuove ricerche possano offrire una
risposta anche per la seconda metà del XVI secolo
71
,
è indubbio
che, nei momenti di crisi, le risorse della Compagnia subirono una
flessione. Tesauro, pur con il gusto barocco della contrapposizio-
ne tra avversità e slanci di fortuna, fa spesso menzione delle diffi-
coltà che i confratelli di San Paolo dovettero periodicamente
affrontare e gli anni di guerra e di pestilenza (la prima fu quella
del 1598-1600
72
)
furono certamente i più duri. Vi fece riferimento,
in chiusura di testamento, il ricordato Giovanni Pietro Zaffarone
il quale, affermando di aver «messo una lampada d’argento al
Santissimo Sudario, qual ha [da] star accesa giorno e notte per
votto fatto nel tempo della gran contagione che fu dell’anno 1599,
per diece anni», dispose di mantere «detta lampada accesa come
sopra per anni vinti doppo mio decesso […] stando detto
Santissimo Sudario in questa città di Turino, et non altrimente»
73
.
Nei primi decenni del Seicento i lasciti a favore del
Soccorso delle vergini ripresero quota, ma più lentamente.
Senza annoverarli tutti, si può ricordare che nel 1602 la con-
tessa Ludovica Langosco di Stroppiana, figlia legittima del
defunto gran cancelliere Giovanni Tommaso, e moglie del
conte Lorenzo San Martino Birago di Vische, cavaliere del-
l’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, legò 50 scudi all’Ufficio
pio «in aiuto di maritare povere figliole»
74
.
Il marito della
93
71
Per il Settecento, cfr. invece B
AIETTO
, 1989,
e V
ORIA
, 1991.
Sulle stra-
tegie caritative esplicate in generale nella Torino di età moderna, è poi
fondamentale C
AVALLO
, 1995.
72
Cfr. per esempio T
ESAURO
, 1657,
pp. 118-119, 126; I
D
., 2003,
pp 206-
207, 214.
Sull’epidemia e sulle possibilità di inserimento offerte agli stra-
nieri che giungevano in una Torino spopolata e priva di risorse, cfr.
S
IGNORELLI
, 1986,
pp. 413-420.
73
ASSP,
Compagnia di San Paolo, Lasciti
,
scat. 154, fasc. 300/1, testa-
mento olografo raccolto dal notaio Giovanni Francesco Longo.
74
Ibid.
,
scat. 107, fasc. 152, 1602, maggio 26 (notaio Bartolomeo