sepoltura, la Bronza dispose che il suo cadavere fosse desti-
nato alla chiesa di «Santo Salvatore [
sic
]
delli reverendi
Padri della Compagnia di Giesù» o, «in caso di ricuso», a
quella di Santa Maria di Piazza, «nel monumento et capella
della Compagnia della Madonna dell’Habitino» di cui era
consorella, a riprova anche del fitto intreccio tra ascesa dei
sanpaolini e dei gesuiti in ambito urbano.
Se la Bronza, ospite della Casa del soccorso, era presu-
mibilmente di condizione sociale medio-bassa, non altrettan-
to si può dire di Gaspardina Faciano che, nel 1592, scelse di
nominare suo erede universale l’ente stesso
68
.
La testatrice,
della quale non si conosce il cognome da nubile, era vedova
di Giovanni Battista Faciano, «dottor de leggi di Calusio,
avvocatto nella città di Casal San Vaso [Sant’Evasio]». Alla
morte del consorte, esponente di una famiglia del notabilato
casalese, si era trasferita a Torino con una scelta non del
tutto consueta per gli abitanti del Monferrato gonzaghesco,
più propensi a muoversi verso la Lombardia spagnola
69
.
Poiché, riguardo alla sua sepoltura, indicò tre possibili luoghi
diversi (la chiesa della Consolata di Torino, o, «morendo in
Casal di Monferrato», quella casalese di «Nostra Donna di
Piazza» o, ancora, il Duomo di Ivrea), Torino doveva costituire
una base d’appoggio intermedia tra la famiglia acquisita dal
marito in Monferrato e le città di Biella e Ivrea dove aveva
conservato alcuni parenti. Particolarmente interessante, se
non toccante, appare il motivo della sua disposizione testa-
mentaria principale: la Faciano, infatti, decise di donare tutto
91
68
Ibid.
,
scat. 95, fasc. 104/1, testamento del 29 agosto 1592 (notaio
Prospero Bezzequì).
69
Sull’
élite
casalese e sulla separatezza, piuttosto rigida, tra ducato
sabaudo e Monferrato mi permetto di rinviare in generale a R
AVIOLA
,
2003.
Mancano tuttavia studi che ricostruiscano l’eventuale mobilità