credito di 120 scudi da impiegare per un terzo «nella fabrica
della capella o sia chiesa […] del Corpus Domini», per un
terzo nell’«agiuto e sovvenimento de’ poveri» dell’Ospedale
Maggiore e per l’ultimo terzo nella dotazione di ragazze poco
abbienti
65
.
La scelta di privilegiare la neonata Casa del soccorso
delle vergini è propria anche di alcuni lasciti femminili. Nel
1594,
per esempio, l’«honesta Michaela Bronza», di
Moncalieri, ma residente a Torino e giacente inferma in una
stanza della Casa stessa, donò a questa un terzo del suo patri-
monio, lasciando gli altri due al fratello Francesco e ai figli
dei defunti Giovanni Antonio e Bertino, suoi nipoti
66
.
La
devozione della donna, probabilmente nubile, si esplicò in
altri legati – tutti della modesta entità di 8 fiorini – a favore
delle confraternite torinesi della Santissima Trinità, del
Corpus Domini, del Gesù di San Martiniano, del Gesù di San
Domenico, del Santissimo Rosario, della Madonna
dell’Abitino e quella di San Giovanni Battista del duomo
della città. La netta preferenza per la Compagnia di San
Paolo, però, è resa evidente sia dal notaio cui fu richiesto il
rogito, ovvero il procuratore della stessa Gaspare Belli, sia
dai testimoni presenti all’atto: Annibale Dentis e i fratelli
Giovanni Antonio, Giovanni Francesco ed Emanuele de
Georgis, speziali e banchieri, tutti coinvolti a vario titolo
nella gestione patrimoniale dell’ente
67
.
Quanto al luogo della
90
65
Ibid.
,
scat. 130, fasc. 234/1, 1596, settembre 8 (notaio Gaspare Belli).
La donazione «inter vivos» fu stipulata in presenza di Rolando Dentis
e pochi altri testimoni. Il mercante era creditore di 120 scudi da parte
dell’abate Lelio Filiberto Solaro di Moretta.
66
Ibid.
,
scat. 85, fasc. 53/1, testamento del 17 aprile 1594.
67
Ibidem
.
Erano presenti anche altri tre testimoni, cittadini di Torino:
Giovanni Antonio Gay, Pietro Canavero e Domenico Teppa (parente
dell’Antonio le cui figlie erano state scelte per le doti di cui sopra?).