ruolo di amministratori e finanzieri spesso ricoperto dai mem-
bri della municipalità. La documentazione dell’Archivio
Storico San Paolo è forse troppo esigua per elaborare un’in-
terpretazione così sottile e troppo fragili sono, inoltre, le com-
petenze in materia di chi scrive. Mi pare, però, che l’osmosi
tra corpo municipale e Compagnia rilevata nei già citati lavo-
ri di Cerutti, Cantaluppi e Merlin possa acquistare nuove sfu-
mature proprio grazie alle osservazioni di Todeschini.
In tale ottica risultano forse più comprensibili le strategie
di coinvolgimento di Aleramo Beccuti, campione della citta-
dinanza torinese da decenni e che, in quanto tale, non poteva
sottrarsi al progetto di colleghi della nuova generazione anco-
ra bisognosi di un’autorità che li legittimasse. Allo stesso
modo appaiono più chiare l’approvazione riservata alla
Compagnia dalle più alte cariche ecclesiastiche – in funzione
antieretica scrive Tesauro e, si potrebbe aggiungere, anche
antiebraica – e la collaborazione stretta tra i sanpaolini e alcu-
ni ordini regolari (
in primis
gesuiti e cappuccini). Non pochi
sono i confratelli che, sulla scorta dei toni spirituali delle rego-
le della congregazione, scelsero di vestire l’abito religioso e i
religiosi che si avvicinarono alla Compagnia – si pensi al teo-
logo Guglielmo Baldesano, autore della
Sacra historia di San
Mauritio arciduca della legione thebea
(1604)
35
–
in un mutuo
scambio di fiducia e interessi reciproci.
La tensione tra queste due dimensioni emerge nella mag-
gior parte dei lasciti dei confratelli o dei loro familiari ed è
particolarmente evidente nel testamento del già menzionato
Giovanni Pietro Zaffarone
36
. «
Detenuto di longa infirmità», il
80
35
Sull’opera, edita in una prima versione con il titolo di
Sacra historia
thebea
(1589),
e sull’autore, cfr. D
OTTA
, 1999,
pp. 95-104 (in particolare
pp. 97-102); C
OZZO
, 2001,
pp. 3-23.
36
ASSP,
Compagnia di San Paolo, Lasciti
,
scat. 154, fasc. 300/1, testa-
mento olografo raccolto dal notaio Giovanni Francesco Longo.